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Sono due settimane che cerco di scrivere qualche riga, ma proprio non riesco. È il post più difficile da scrivere.
Quello che sto per condividere con voi fa un sacco di male dentro di me. Per questo non riesco a tirar fuori le parole.
Ho perso il lavoro. Sono stata licenziata senza ma e senza se, da un datore di lavoro, mio cognato, senza nessuna professionalità, senza un briciolo di idea di cosa sia una cucina, profondamente ignorante e ottuso. Per 3 mesi ho stretto i denti, ho cercato di assecondarlo nei suoi folli deliri culinari, inventandomi le ricette visto che, nella sua logica, costa troppo fare la spesa.
Dopo 15 gg, l’avrei mandato a quel paese. Non l’ho fatto perchè quei maledetti soldi mi servivano per poter vivere con la mia Vera. Lui voleva uno chef completo, con i tempi di un fast food, che cucinasse con niente (quindi anche illusionista), un lavapiatti e un’impresa di pulizie al completo, tutto in un unico elemento,  ad un prezzo da fame. Mi sono fatta il culo dentro quella cucina, ma lui, bestia qual è, mi ha licenziata senza neanche avere il coraggio di guardarmi in faccia. Perchè mi ha licenziata? Quando un incompetente si trova davanti una persona che sa fare il suo lavoro si trova spiazzato ed essendo un emerito ignorante ( non solo in fatto di cucina) licenzia perchè non sa confrontarsi, non riesce a fidarsi di chi ne sa più di lui. Che dire, da uno che ti dice che la sua mamma cucina meglio, non c’è da aspettarsi niente di buono.

Se mi avesse licenziata una persona seria, del settore, con esperienza e professionalità, mi sarei fatta due domande sul mio modo di lavorare, ma con lui, con i suoi modi da uomo delle caverne, non ho nulla da rimproverarmi.

La cosa che mi ha ferito è che lui sapeva bene cosa significava licenziamento.
Ho dovuto lasciare la casa e tornare al mio paese perchè con i soli soldi di Vera non riuscivamo a coprire le spese vive della casa.
E ora mi trovo al punto di partenza, con Vera troppo lontanto da me e senza lavoro.

I nonni

La scorsa settimana, in modo inaspettato, è morto mio nonno. Elaborare un lutto non è mai facile, ancor di più se la persona in questione ti ha fatto da padre…più che da nonno.

Era uno cocciuto. Come me. Chiacchierone. Come me. Non stava mai fermo. Come me. Generoso. Come me. Sempre disponibile. Come me.

Capite perchè mi mancherà tanto?

nonni-arzilli

Non scrivo da tantissimo e chiedo perdono.  Avrei voluto scrivere 3 post diversi, ma non ho molto tempo e capirete a breve il perchè. Vi faccio un riassunto con la speranza di non scordare nulla.

A gennaio (mi pare) io e Vera ci siamo lasciate. Io  sono stata una stronza e l’ho fatta soffrire. Nell’ultimo anno lei era stata un po’ assente, dava per scontata la mia presenza nella sua vita e io mi sono sentita trascurata e ho fatto casino.

Ci siamo lasciate in modo doloroso, ma nonostante abbia voluto io questa separazione, non riuscivo a staccarmi del tutto da lei e la cercavo. Bella stronza sono stata. Lo so.

Un mese di dubbi, di perplessità. Di lacrime. Poi ho capito che l’unica cosa che dovevo fare era crescere e capire che la vita di coppia è fatta di tante cose e che le farfalle nello stomaco servono, ma non sono tutto.

Abbiamo deciso di ritornare insieme e di rimettere insieme i pezzi. Non è stato facile, ma ci siamo riuscite. In questa occasione io ho detto a Vera che la distanza mi faceva scoppiare e che volevo fare la pazzia di andare a vivere nella sua città al più presto. Ho iniziato a mandare cv ma senza fortuna. Come fare?

La mattina del 25 aprile mi ha telefonato ridendo e chiedendomi se volevo andare a lavorare nella cucina del bar di suo fratello!!! Mi si è fermato il cuore. Di botto, così, senza ma e senza se…avevo la possibilità di partire. Che fare?

Ho deciso di buttarmi e di avere quindi modo di vivere a stretto contatto con lei, cosa per noi totalmente nuova, visti gli anni di pendolarismo.

Abbiamo preso così casa e viviamo insieme da meno di un mese. Non vi nascondo che ho trascorso i primi tre giorni con l’angoscia nel cuore, pensando di aver fatto la cazzata del secolo. Il quarto giorno mi sono svegliata, l’ho guardata e mi sono sentita felice. Mi ero sempre chiesta come fosse vedersi tutti i giorni e ‘stare’ insieme. Ora lo so. E’ normale.

Vera ha fatto quindi un salto…venendo a vivere con me sin dal primo giorno, cosa che in realtà non mi aspettavo. Ovviamente sua madre continuava ad essere contraria.

Dopo qualche giorno dall’arrivo in città, mentre lavoravo, entra in cucina mia cognata e inizia il racconto:

‘ Non sai cosa mi è successo. Ero in macchina con mio suocero ( il papà di Vera ) e discutevamo del fatto che a casa Vera stava litigando con sua madre. Lui mi dice : ‘io lo so perchè litigano. Litigano perchè credo Vera vuole vivere con quella ragazza e mia moglie non l’accetta. Non ha capito che se è la sua serenità noi dobbiamo accettarlo’.

Non credevo alle mie orecchie. Il papà di Vera, zitto zitto aveva capito tutto e aveva deciso di accettare tutto per la felicità di sua figlia. Ora capite bene che avere tutta la famiglia dalla nostra eccetto sua madre mi dava molta tranquillità. Col tempo avrebbe ceduto anche lui.

Ancora qualche giorno dopo mi telefona l’altra mia cognata: – Ho parlato con mia madre. Ha deciso di cedere. Vuole sapere se vuoi andare a cena a casa sua.

Cosaaaaaaaaaaaaaa? Ha ceduto? Io e Vera eravamo sconvolte. Troppe cose nuove in pochi giorni, in una settimana.

Morale della favola, abbiamo mangiato già due volte in pochi giorni a casa dei suoi genitori.

Ragazzi le cose cambiano…ci vuole tempo magari…ma cambiano…

sfondo-con-fiori

Oggi ho visto su OnlyGay l’ultima puntata di LSB 2, la web serie scritta, diretta e prodotta da Geraldine Ottier e Floriana Buonuomo. Una romana e una napoletana, che si conoscono da otto anni e che ad un certo punto hanno deciso di mettersi in gioco e iniziare questa avventura.

Come le ho trovate su youtube? Non lo so, solo che era un periodo molto difficile per me, e che ho iniziato a seguire le prime puntate per noia. Erano giorni in cui stavo davvero malissimo, non lavoravo e vivevo da sola da poco.

Sin dalla seconda puntata ero già LSB dipendente. Le storie che si intrecciavano erano semplici, quotidiane, molto vicine alla vita di una giovane media italiana.  Chi studia, chi cerca di inseguire i suoi sogni, chi è irrequieto.

Oltre alle storie di queste ragazze, mi appassionano le musiche della serie. Giulia Anania con Le ragazze non dormono e soprattutto Sandra Graniti con Regina Nessuno.

Gera, Flo e Sandra non sanno che ho scritto il mio libro/romanzo/coso di notte, ascoltando incessantemente Regina Nessuno.

Quindi sono doppiamente legata a Lsb…mi ha fatto sorridere quando non volevo e mi ha ispirato quando ero bloccata da anni (già, non riuscivo a scrivere nulla da tantissimo).

La seconda serie è stata sudata e attesa. Sono riuscite a stupirmi ad ogni puntata…ma non voglio rovinare la visione a chi non l’ha ancora fatto.

Desidero solo dire grazie a tutte le attrici, ma soprattutto alla mitica FILO ( Denise Sicignano) che ha dimostrato grande professionalità e la capacità di farmi emozionare…

A tutte loro, a Gera e Flo, e a tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto, un immenso grazie e tanti auguri. Auguri di felicità estrema, di felicità forte e spassionata. Auguri perchè possiate realizzare i vostri sogni, in questo tempo difficile.

Il giorno di natale 2014 Vera ha scritto una lettera a suo fratello e a sua cognata, e desidera condividerla con tutti noi.

Facciamone tesoro.

Quest’anno vi faccio un regalo di coppia, anzi, insieme a voi lo faccio me lo faccio anch’io. Vi metto al corrente di un periodo della mia vita a voi sconosciuto.
Potreste chiedervi perché lo sto facendo e magari, alla fine di questa lettera, pensare che certe cose è meglio non dirle, far finta di niente e andare avanti…mettendo tutto sotto una coperta per nascondere.
Penso invece che la coperta più che nascondere, soffochi. Soffoca la voglia di libertà e di verità che ho scoperto avere grazie al mio percorso di analisi con una psicoterapeutica durato 4 anni.
Ho affrontato una depressione con la sola forza della verità, ho lottato contro le mie paure e attacchi di panico con la sola forza della fiducia nella vita; ho avuto il coraggio di uscire da sotto la coperta perché ho una sola vita che voglio e devo vivere ‘per onestà verso di essa’ senza compromessi. Così mi sono presa per mano e mi sono detta quello che non volevo dirmi da sempre cioè che sono omosessuale. Adesso mi sento parte anche io di questo mondo che troppo spesso esclude chi non rientra nei canoni, chi è diverso.
Non mi sento diversa, anzi a dir la verità lotto contra questa sensazione che so essere frutto di un silenzioso giudizio sociale. Diversa da chi? Non ho forse sentimenti anch’io come tutti? Non lavoro anch’io per mangiare? Non studio anch’io per migliorarmi? La diversità allora cos’è? È solo l’effetto dell’ignoranza che gira attorno alla mia vita e a quella di tanti altri ragazzi/e ed anche adulti.
Altre persone dovrebbero avere lo stesso atteggiamento almeno per il ruolo che hanno; penso a mia madre che invece non accetta, probabilmente i suoi tempi non sono i miei e comunque non posso costringerla, penso a mio padre che non sa e che non so come potrebbe reagire qualora glielo dicessi; penso alle istituzioni che non muovono un dito; penso alla chiesa che, nonostante le recenti aperture, ci vede sempre qualcosa di anormale; penso alla gente comune che non fa altro che divertirsi con battute e pettegolezzi distruggendo quanto di più sacro e di intimo possa avere una persona e cioè ‘la dignità di uomo’. Troppi morti, troppe ferite…vivere è altro!
Il quotidiano di una persona omosessuale è normalissimo. Colazione la mattina, doccia, lavoro, nipotine, sogni, sorrisi, speranze, gioia, difficoltà. I miei difetti semmai sono altri e penso che voi li conosciate meglio di me.
È arrivato il momento di parlarvene perché per me c’è sempre un momento giusto da attendere per fare le cose. Alla psicologa dicevo che desideravo tanto che voi lo sapeste come coppia, anzi come famiglia ma le bambine sono piccole e certo non posso interferire nella loro vita come un carrarmato, però non vi nascondo che sogno un mondo a colori dove si possa guardare l’altro, oltre l’apparenza e questo mondo può nascere solo se lo vogliamo, se ci impegniamo per costruirlo. La vita è vita solo se la si lascia scorrere senza barriere, se le si lascia fare il suo percorso, fluidamente. Se da bambina non mi avessero detto o fatto capire che essere omosessuale è una cosa brutta io non avrei mai avuto paura di me stessa e non avrei sofferto così come invece è stato. Ma non voglio annoiarvi, adesso è tutto finito.
Penso che l’amore sia per tutti. Non puoi selezionarlo, sceglierlo…è la cosa più naturale che ci sia. Ed io sono anche innamorata e a questo punto è facile capire di chi: EMMA!
Ecco perché è arrivato il momento di parlarvi, perché ho già vissuto la clandestinità per troppo tempo, perché quando parto, il non detto mi fa stare male….
Come tutti sogno una vita normale con la mia compagna, fatta di casa, lavoro e cose di famiglia. So che ci vuole tempo per realizzare i sogni e perciò e perciò intanto parto da qui…così come so che adesso tocca a voi prendervi il tempo per pensare a quanto vi ho detto. Sono qui…fatemi un fischio. Vera.

E la risposta di suo fratello e cognata non ha tardato ad arrivare tramite un messaggio su whatsApp:
Hai perso solo del tempo prezioso non parlandone con noi, da parte nostra avresti ricevuto solo appoggio e avremmo compreso la cosa come abbiamo fatto stamattina.
Abbiamo pianto insieme solo perché abbiamo pensato a quanta sofferenza ti sei portata dentro per tutto questo tempo. Per noi adesso sei Vera, prima era difficile comprenderti, ma da oggi non abbiamo dubbi. Ti vogliamo bene forse più di prima perché adesso riusciamo a capire tutti i momenti bui che ti si leggevano in viso. F&V

Tutto ebbe inizio cosi’: “Amore! Alla multisala Iris di Messina ci sara’ LEI DISSE SI…”

Dopo aver pronunciato quella frase mi aspettavo parole vaghe e poi un – lasciamo perdere – e invece!

Io e Vera abbiamo deciso di andare a vedere il film e a conoscere di persona le protagoniste Ingrid Lamminpaa e Lorenza Soldani e la regista Maria Pecchioli. Per poter partecipare a questo evento ho dovuto chiedere il giorno libero a lavoro (no, niente ferie, giorno NON PAGATO), abbiamo affittato una macchina e comprato il biglietto on line.

Durante il pranzo, prima di partire per Messina, mi viene un’idea: ” Perche’ non portiamo dei cannoli siciliani alle ragazze?”. Vera mi dice che e’ un’idea carina, ma subito mi pento. Per me, “le ragazze”, sono un po’ come di famiglia ma loro neanche mi conoscono quindi mi sembra fuori luogo. Vera insiste. E’ una cosa carina. Prima di partire, quindi, passiamo nella miglior pasticceria del paese e compriamo tre cannoli.

Non posso nasconderlo. Ero elettrizzata.

Siamo arrivate a Messina con largo anticipo, poiche’ Vera non era mai stata in questa citta’ e abbiamo fatto un piccolo tour. Intorno alle 20, mi scappa la pipi’ e propongo a Vera di andare direttamente al cinema.

Appena arrivate, Vera mi dice, guardando verso la Hall : ” Ma sono loro?”. Sbircio e..si, sono loro. Entriamo e ci ritroviamo davanti tre ragazzotte, di una semplicita’ disarmante che ci mettono subito a nostro agio.

Abbiamo chiacchierato, abbiamo riso. Poi abbiamo visto il film e ci siamo emozionate. E poi il dibattito….e poi…abbiamo cenato insieme. Nel poco tempo trascorso insieme credo di aver intravisto nei loro occhi, semplicita’, normalita’ e questo mi ha fatto tanto piacere. Sia io che Vera ci siamo trovate profondamente a nostro agio e questa cosa, se per me e’ piu’ scontata, per Vera non lo e’ per nulla.

In genere quando ci si sposa, si invitano gli amici a vedere il filmino del matrimonio…loro, a distanza di due anni, invitano ancora tutti noi a condividere un progetto. Il loro matrimonio non e’ semplicemente una tappa importante per il loro amore…e’ una rivoluzione travolgente per tutti noi. Ingrid e Lorenza ci mettono la faccia e vogliono che il loro matrimonio sia riconosciuto. Per se stesse e per tutti noi. Perche’ due persone che si amano e che condividono la loro vita, nella buona e nella cattiva sorte, hanno diritto a delle tutele legali, a prescindere dal fatto che siano un uomo e una donna, due uomini o due donne.

Durante il dibattito, mentre si parlava di metterci la faccia, Ingrid raccontava che a volte, alla fine della proiezione qualcuno dice loro: ” siete le prime lesbiche che conosco” e lei ha subito aggiunto che non e’ vero, solo che molte persone non lo dicono. Questa cosa ha iniziato a rodermi dentro, perche’ qualche sera fa, durante una cena con un gruppo di ragazze vegane, e’ venuto fuori che due di loro, quando vedono due uomini o due donne che si baciano, si sentono in imbarazzo, abbassano lo sguardo. Non ne sono infastidite, ma non conoscendo persone omosessuali, si sentono a disagio.

Quindi ieri ho deciso di fare coming out. Mentre parlavamo su WhatsApp, ho detto loro che ero stata a Messina, cosa avevo fatto e con chi. La loro risposta? Vedendo una foto di me e Vera hanno detto che quando sono con lei sembro davvero felice e rilassata.

A volte ci creiamo problemi che non esistono.

Oggi provo un senso di profonda gratitudine nei confronti di Ingrid e Lorenza, di Maria che, con loro, ha avuto questa folle idea del film documentario. Se oggi sono una persona piu’ libera e’ anche grazie a loro.

Cosa? Non avete ancora visto LEI DISSE SI? Malissssssimo! Andate su http://www.leidissesi.net e trovata la tappa piu’ vicina alla vostra citta’. FATELO. SUBTO.

Finalmente riesco a fermarmi. Da quanto non scrivo? Tanto, troppo. Ho avuto mesi intensissimi, con ritmi non umani. Ma non c’era modo di fermarsi. Dovevo correre, scattare, passare da una cosa all’altra.
Ma ora sono qui. Musica a palla. E voglio raccontarvi di me, di Vera, di sogni che si dimenano nei cassetti e vogliono uscire. Bussano, impazzano. Vivono.
Ho finito il corso di Commis di cucina. Direi anche FINALMENTE! 1000 ore di corso sono davvero tantissime. Alcune importanti, altre meno. Ma tutte molto pesanti. Lavorare la sera, lavorare il pomeriggio e la mattina seguire 6 ore di lezioni piene, cariche di contenuti. 200 ore di laboratorio con uno chef ‘importante’. 280 ore di stage. Ho lavorato sodo, mi sono messa in gioco e ho imparato tanto.
Adesso lavoro in un ristorante, come lavapiatti e aiuto dell’aiuto cuoco  . Lavoro nei fine settimana e anche qualche altro giorno. Il lavoro è molto pesante, ma mi piace molto. Ho avuto la forza di rimettermi in gioco e mettere la mia sudata laurea in un cassetto. Reinventarsi, reinventarsi sempre. E’ questo il mio leit motiv. Domani chissà cosa farò, ma l’importante è non stare fermi. Mai. Poi mi occupo anche di supporto scolastico per tre ragazzini. Questo paradossalmente è più pesante del ristorante perché a loro non interessa proprio studiare. Hanno l’opportunità di una persona tutta per loro, che li segue passo passo e buttano tutto nel cesso. So ragazzi. Capiranno tra qualche anno.
Sono stati mesi difficili. Io e Vera ci siamo viste poco, e ne ho sentito forte la mancanza. Sono andata in tilt, ho perso la testa, ho sbattuto contro cento muri. Mi sono ferita, ho ferito. Ma ho capito. Voglio stare con lei e voglio costruire con lei.
Ma oggi vorrei parlarvi di loro. Delle mie colleghe dell’università. Come sapete ( o forse no) mi sono laureata nel 2011. Negli ultimi anni di università ho avuto modo di ‘legare’ con alcune ragazze. Età diverse, diverse città, come diverse le nostre vite. Eppure continuiamo a sentirci e frequentarci. Riusciamo a vederci di tanto in tanto, anche solo per un caffè. Un caffè lungo 100 km per me, una metromare per Cetty, autobus rincorsi per le altre.
E stasera voglio ringraziarle queste splendide ragazze. E voglio ringraziarle una ad una:
Cetty, Giusy A., Giusy M., Roberta Lo T. , Francesca, Albert, Grace, Maria Cristina, Agnese, Tina, grazie!
Un gigantesco grazie per la vostra presenza nella mia vita. Sono scontrosa. Lo so. Burbera. Lo so. Ma vi voglio bene. Siete davvero delle splendide…amiche!

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