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Archive for the ‘AttivaMente’ Category

Ho la gastrite. La causa di questa gastrite e’ la rabbia. La causa di questa rabbia e’ la mancata approvazione, ad oggi del DDL Cirinna’.

Ho seguito passo passo i deliri del Senato e penso che viviamo in un Paese governato da ignoranti e idioti.

I diritti di una minoranza ( e la parola minoranza, chiarisco, non e’ dispreggiativa) sono sottomessi ai giochi di partito.

Io dal PD non mi aspettavo grandi cose. Dai 5 stelle si. Avevano fatto un discorso molto chiaro: Noi siamo duri e puri e votiamo il DDL senza stralci, senza che venga svuotato. Noi lo vogliamo.

Poi piano piano hanno fatto dietro front. E non venite a dirmi che loro sono pronti a votare subito. E finiamola di dire che il canguro e’ l’autostrada verso la dittatura.

Il DDL aveva bisogno di essere votato. Bisognava abbassare le bandiere di partito e votare. Nessuna logica di partito, nessun giochino. Solo votare per far si che anche io mi senta una cittadina di seria A, con diritti e doveri e non solo con doveri.

Grazie a queste manovre sporche il DDL che gia’ non era il massimo, verra’ svuotato di qualcosa ( da vedere cosa). La colpa e’ un poco di tutti. Del PD, certo, dei 5S, ovvio, ma anche e soprattutto della comunita’ LGBT. Abbiamo dimostrato negli anni di essere frammentati e superficiali.

Da giorni chiedo alle pagine fb dei vari circoli arci di sicilia se si stanno muovendo nell’organizzazione di bus per la manifestazione del 5 a Roma.

In risposta ho ottenuto solo silenzi. A Palermo sono gia’ proiettati al Pride di Giugno.

Poi non lamentiamoci che ci danno il contentino…

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Ero universitaria. Avevo circa 20 anni. Avevo preso casa vicino alla facoltà e, sempre in zona, vivevano delle mie amiche, che facevano parte come me di un movimento cattolico fondamentalista. Spesso andavo a trovarle per un caffè ed è li che ho conosciuto P.

P. era una mia collega, un tantino fuori corso. Simpaticissima e divertente. Abbiamo legato subito e abbiamo iniziato a sentirci e uscire insieme. Eravamo davvero …come dire…amiche. Per mesi abbiamo fatto ‘vita a due’. Mi piaceva respirarla e per la prima volta nella mia vita, il mio corpo lanciava segnali chiari. Desideravo un contatto fisico con lei.Lungi da me l’idea di essere lesbica. Era una parola che avevo sentito dire forse un paio di volte…ma nella mia mente l’omosessualità femminile non esisteva. Semplicemente io volevo bene a P. e lei ne voleva a me.

Passavamo ore ed ore a torturarci con dolci bacetti (sulle guance), fino al giorno in cui sono sbottata, mi sono alzata dal letto e le ho detto: ‘ vado a fare una passeggiata, siamo come due fidanzati, ci manca solo che ci baciamo!’. Avevo il cuore a mille e non solo il cuore.

Eravamo in vacanza con degli amici. Era il ponte del 25 aprile del 2003. Per tutto il giorno non ci siamo guardate neanche in faccia. La sera poi lei mi ha gridato in faccia: ‘ ma cosa pensi che ti salto addosso?’. Ero seduta sul divano e ho iniziato a piangere. Lacrime inconsolabili. Lacrimoni che non dimenticherò  mai. Singhiozzavo: ‘ Non ho paura di te! Ho paura di me! Sono io che ti voglio baciare!’. Pensavo che non mi avrebbe più rivolto la parola e invece che fa? Si avvicina e mi bacia.

Avevo baciato un paio di ragazzi prima d’allora, ma quello che provavo in quel momento era fortissimo, qualcosa che non avevo mai provato. Mi girava la testa! Ero felice! Eravamo felici!. Così felici che rientrando a casa abbiamo comunicato a tutti i nostri amici che stavamo insieme. Lo facevamo con candore, non avevamo idea di cosa ci fosse fuori dal nostro piccolo mondo, fatto di libri di pedagogia e patate gratinate.

La cosa arrivò all’orecchio della responsabile del movimento fondamentalista di cui facevo parte e sono stata convocata per un colloquio. Mi fu detto che ‘non è volontà di Dio’ e che ‘è un rapporto non sano’ e ancora ‘ hai bisogno di aiuto’.

Ai tempi ero una fondamentalista anche io e mi affidai e fidai di quelle parole. Erano le tre del mattino quando telefonai a P. e le dissi quello che avevano detto a me. Se dovessi chiedere perdono a qualcuno, penso che dovrei chiedere perdono proprio a lei. L’ho fatta soffrire tantissimo. Lei mi disse: ‘chi sono queste persone per dirti che è sbagliato?’. Ma io ero fondamentalista e le parole della mia responsabile erano per me ‘la volontà di dio’. Mi è stato quindi ‘suggerito’, per non incontrarla di trasferirmi presso la casa di altre persone del movimento a 300 chilomentri di distanza.

Ne ho sofferto anche io, ma ero forte del fatto che avevo fatto una cosa gradita a dio. Ho preso questo evento amoroso e l’ho chiuso in un cassetto. Da qui inizia il mio periodo omofobo. Quando venivo a sapere che qualcuno era omosessuale facevo di tutto per poterci parlare e dire: ‘ ehi sorella, fratello, non sei nella volontà di dio.’ Era un bisogno impellente per me. Dovevo necessariamente dire loro che stavano sbagliando e che sarebbero andati all’inferno. In pratica facevo con loro quello che avevano fatto a me.

Ho frequentato dei ragazzi, ma non riuscivo neanche lontanamente a provare quello che avevo provato con P. Nel 2007 ho conosciuto M. e abbiamo iniziato una relazione. Una relazione fatta di torture mentali, di rosari recitati in ginocchio, di pellegrinaggi e adorazioni notturne. Per non peccare, per non sbagliare, per non cadere in tentazione.

Nel 2009 ho conosciuto N., quando la storia con M. scemava e lei frequentava un ragazzo. N. era la donna più incasinata che potessi incontrare, ma anche colei che mi ha dato la libertà. Io innamorata persa di lei, lesbica dichiarata e bellissima. Io ragazzetta di paese, lei donna di città. Sud e Nord. Mi ha dato la libertà perchè mi ha insegnato che nessuno può arrogarsi il diritto di dirmi qual è la volontà di dio…e mi ha insegnato che l’amore è qualcosa di splendido. Mi ha insegnato il rispetto per la mia compagna e oggi non sarei quella che sono se non l’avessi conosciuta.

Se oggi sono una donna libera e onesta con me stessa, se oggi sono una donna che vive il rapporto di coppia in modo molto equilibrato, è grazie a lei.  Oggi la mia Vera può avermi tutta per se, perchè ho lottato contro le catene dell’omofobia, quelle catene che mi torturavano l’anima e non mi permettevano di essere ciò che sono…

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Spesso mi è capitato, mi capita di sentir dire che gli omosessuali siano fissati col sesso. Come se gli etero non lo facessero. Come se il sesso fosse per noi ( solo per noi) chiodo fisso.

Qualche giorno fa, andando in un famoso negozio di articoli per lo sport, io e Vera siamo rimaste folgorate da un affarino e ci siamo dette che sarà il nostro prossimo acquisto: una rete per il tennistavolo che non ha bisogno di ganci ( e quindi di un tavolo che posso accoglierli!)! A noi è sembrata una figata, e ci siamo immaginate sfatte dopo un torneo all’ultima pallina, al tavolo della nostra cucina. A parte il televisore, non c’è altro che potremmo rompere (tra l’altro è già rotto di suo).

A volte giochiamo a FORZA 4. A volte ci divertiamo a cantare vecchie canzoni. Vera inventa le parole. Io le so tutte. E se si convincesse a portare la sua chitarra qui a casa, potremmo fare sul serio. Forse il vicinato non ne sarà felice…ma poco importa.

Cosa? Il sesso…ah si, giusto. Siamo una coppia  normalissima. Ci ‘becchiamo’ come tutte le coppie. Ci ‘scorniamo’ come tutte le coppie. E’ innegabile che ci sia la fisicità. Ovvio, altrimenti saremmo amiche. ( Io adoro l’odore della sua pelle…mi manda fuori di testa…)

Chi pensa solo e morbosamente  a cosa facciamo nell’intimità della nostra casa, credo, abbia qualche problema. Problemi con se stessi, con ciò che si è, con le proprie voglie e i propri desideri.

E mentre qualcuno si ostina a sbirciare dal buco della serratura delle nostre camere da letto, noi veniamo sempre più fuori e scriviamo piccoli pezzetti di storia.

A scrivere pezzetti di storia siamo io e Vera che, nel quotidiano, cerchiamo di far capire ai nostri amici che non siamo poi così strane. Ci sono Alessandra Brogno e Francesca Vecchioni che, grazie alla loro visibilità, entrano nelle case della gente con discrezione ma con fermezza.  Ci sono Francesca e Maria Silvia che, oltre ad aver avuto il coraggio di fare quattro figli, hanno fondato una casa editrice LO STAMPATELLO per bambini e trattano con loro e per loro, anche argomenti che le altre case editrici hanno paura di trattare. E poi ci sono ancora Ingrid e Lorenza, con il loro progetto LEI DISSE SI, e ancora MELADAILABRIANZA, DIARIO DI UNA LESBICA ( pagina fb)…e ancora la famiglia La Delfa Hoedts, Le cose cambiano

Lsb web serie, re(l)azioni a catena.

Potrei continuare all’infinito. Chi pensa di tenerci chiusi in camera da letto ha proprio sbagliato. Noi siamo fuori!

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Succede sempre così. Dopo aver fatto l’amore mi chiedo sempre la stessa cosa. L’altro giorno ho avuto il coraggio di parlarne con Vera che, ovviamente, mi ha preso per scema.

E’ più forte di me eppure dovrei non pensarci, dovrebbe non essere un problema mio, forse, in realtà dovrei saperlo, in qualche modo, eppure me lo chiedo sempre.

La domanda è: come fanno sesso le lesbiche?

Me lo chiedo sempre, cerco di immaginare che ne so, coppie famose, eppure non ho idea di come lo facciano. Lo fanno come lo faccio io o lo fanno in modo diverso?

E’ una curiosità perversa la mia? Non so. Quando Vera mi dice che mi fisso su certe cose le rispondo semplicemente:’Amore…ma io..sono una donna!’ come a giustificare le mie paturnie.

Ora il punto è: come risolvere il mio quesito? Qualche coppia vuole spiegarmi come fa sesso e ogni quanto?

Potete lasciare un commento qui sotto. Grazie.

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Non so’ come sia successo, ma un giorno mi sono ritrovata sulla pagina fb di Viviana Bruno Meladailabrianza (che sarà mia ospite in questo spazio a breve)

E dopo averle richiesto ‘l’amicizia’ mi sono imbattuta in un contest organizzato da loro, da questo movimento di cuori liberi appunto della Brianza.

Il contest chiedeva di ‘metterci la faccia’. Io non l’avevo mai fatto. Ma dentro di me una spinta. Ho deciso di partecipare senza neanche confrontarmi con Vera.

Ci metto la faccia perchè…per due giorni mi sono chiesta cosa scrivere nel mio bel foglio A4. Mi sono chiesta quale fosse la mia motivazione vera.

 

 

Dopo aver pubblicato sulla pagina dell’evento questa foto, ho scritto questa lettera ai miei genitori.

Sono sempre stata una frana con i sentimenti, lo sapete. Sembro un orso, non amo il contatto fisico, e non son capace a parlare dei miei sentimenti, soprattutto con voi.

So parlare davanti a duemila persone, parlo davanti alle telecamere e i giornalisti hanno fatto a gara per intervistarmi. Ma non so parlare con voi. Siete, come dice Venditti ‘ una montagna troppo alta da scalare’ e non so neanche il perchè.

Oggi ho bisogno di parlarvi, di scrivervi. Più volte ho provato a toccare l’argomento, ma ogni volta mi viene il groppo in gola. Eppure è di cose belle che voglio parlarvi!

L’ho sempre saputo. Ho sempre saputo di esser diversa da voi. Ho sempre saputo di esser lontana anni luce da M. o da te mamma, o da C.

Ho vissuto tanti anni nel dolore. Ero diversa dalle persone che più amo. Ma diversa perchè? Diversa in cosa?

Ero diversa. Punto.

Poi ho capito e non è stato facile per me dirmelo. Forse è stato più difficile dirlo a me stessa che oggi a voi.

Pensavo che essere omosessuali significasse esser cattive persone, che si comportano male con se stesse e con gli altri. Ho dovuto lottare contro il pregiudizio che c’era in me.

Io sono omosessuale e lo sono sempre stata. Non ci sono spiegazioni, motivazioni, colpe. Sono così.

E lo so che lo sapete. Non siete mica stupidi. Anche voi avete sempre saputo che sono diversa dalle mie sorelle. E sapete bene che tra me e Vera non c’è semplice amicizia.

Tecnicamente non servono spiegazioni. In fondo le mie sorelle non vi hanno mai comunicato la loro eterosessualità. Era così e basta.

Io però sento il bisogno di dirvelo perchè non ce la faccio più a sentirmi scissa, tagliata in due. A volte mi sento schizofrenica, con una doppia vita: da un lato la giovane un poco sfigata che non ha il fidanzato e che nessuno si fila, dall’altro lato la giovane seria e innamorata che sta cercando, con le unghie e con i denti, di costruirsi una vita con la persona che ama.

È durissima questa vita, perchè oltre a quello che vivono tutte le persone (lavoro, salute ecc) devo vivere col terrore che voi possiate amarmi di meno perchè non sono etero.

Questa è la cosa che più mi fa soffrire. Io invece vi vorrei fieri di me, non solo perchè mi sono laureata, non solo perchè convivo con la mia malattia e cerco di farlo al meglio, non solo perchè lavoro e mi do da fare come posso per sbarcare il lunario, non solo perchè sono brava con un microfono in mano: vorrei foste fieri di me perchè sono una donna retta, che sta in piedi da sola e che sta cercando di costruirsi una vita serena e sana in un mondo tanto duro.

Non desidero null’altro da voi se non essere accettata per come sono: lesbica e scassascatole.

Ecco…questo è che quello che vi scriverò…quando lo farò….entro dicembre 2014

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L’ho fatto davvero. Ho comprato una bicicletta a pedalata assistita e l’ho chiamata Luisa. Il perchè di questo nome lo scoprirete magari in futuro.

Non è stato semplice. Dentro di me tante sane motivazioni, dal minor impatto ambientale allo scarso impegno economico rispetto ad un’automobile.

Ho scelto di non acquistare un’auto perchè concretamente credo che non mi serva. Vivo in un piccolo centro, dove ci si può spostare anche a piedi e quando devo andare in città prendo i mezzi pubblici. Quando mi serve l’auto, due, tre volte l’anno, la chiedo a mia sorella, a mio padre o semplicemente l’affitto.

Un’auto era proprio un di più. Meglio una bici. Una robusta bicicletta che mi permetta di muovermi velocemente, usando le mie forze e quando non ce la faccio più ( è un paese pieno di salite ) farmi dare un piccolo aiuto dal motore.

La bicicletta ha avuto il suo costo, è stato un investimento per il futuro. Ciò che mi bloccava era : ‘ cosa penserà la gente? ‘ . Qui l’unica persona che ha una bicicletta di questo tipo è una ragazza con un lieve ritardo mentale, una ‘babba’ per capirci.

Qui le ragazze escono sempre tiratissime e in automobile anche per fare venti metri. E io? Io ho fatto un respiro profondo e ho deciso di continuare la mia rivoluzione.

Non basta essere vegan, non basta ridurre i consumi, non basta lavare con acqua bollente e aceto. Serve portare avanti una vera rivoluzione culturale, dentro di me. E quando esco con la mia Luisa, sento che sto costruendo un pezzo di futuro migliore.

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Si chiude…

Devo scrivere questo post da un po’ di tempo e non ne ho mai il coraggio. Non trovo le parole. Non è mai facile.

QUesto blog è stato importantissimo per me, mi ha permesso di conoscere tanta gente, ma è arrivato il momento di fare un salto e ‘crescere’. Mettermi ancora in gioco, di nuovo, ancora una volta.

Sto rimescolando tutto. Ho messo in un pentolone tutto ciò che sono e sto rimodulando la mia vita. Se ne ho forza e voglia, devo dire grazie a tanti di voi che, con il loro esempio, mi hanno dato la carica.

Ho 32 anni e tanta voglia di fare. Mi sto buttando in un grande progetto e mi troverete ancora nel web. Se qualcuno di voi desidera mantenere contatti con me mi scriva qui, lasciando la propria email, o il proprio contatto fb.

Non so dirvi se scriverò di nuovo su questo blog… voi dateci un’occhiata di tanto in tanto…chissà.

Grazie a tutti e buona vita…

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