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Posts Tagged ‘coming out’

Tutto ebbe inizio cosi’: “Amore! Alla multisala Iris di Messina ci sara’ LEI DISSE SI…”

Dopo aver pronunciato quella frase mi aspettavo parole vaghe e poi un – lasciamo perdere – e invece!

Io e Vera abbiamo deciso di andare a vedere il film e a conoscere di persona le protagoniste Ingrid Lamminpaa e Lorenza Soldani e la regista Maria Pecchioli. Per poter partecipare a questo evento ho dovuto chiedere il giorno libero a lavoro (no, niente ferie, giorno NON PAGATO), abbiamo affittato una macchina e comprato il biglietto on line.

Durante il pranzo, prima di partire per Messina, mi viene un’idea: ” Perche’ non portiamo dei cannoli siciliani alle ragazze?”. Vera mi dice che e’ un’idea carina, ma subito mi pento. Per me, “le ragazze”, sono un po’ come di famiglia ma loro neanche mi conoscono quindi mi sembra fuori luogo. Vera insiste. E’ una cosa carina. Prima di partire, quindi, passiamo nella miglior pasticceria del paese e compriamo tre cannoli.

Non posso nasconderlo. Ero elettrizzata.

Siamo arrivate a Messina con largo anticipo, poiche’ Vera non era mai stata in questa citta’ e abbiamo fatto un piccolo tour. Intorno alle 20, mi scappa la pipi’ e propongo a Vera di andare direttamente al cinema.

Appena arrivate, Vera mi dice, guardando verso la Hall : ” Ma sono loro?”. Sbircio e..si, sono loro. Entriamo e ci ritroviamo davanti tre ragazzotte, di una semplicita’ disarmante che ci mettono subito a nostro agio.

Abbiamo chiacchierato, abbiamo riso. Poi abbiamo visto il film e ci siamo emozionate. E poi il dibattito….e poi…abbiamo cenato insieme. Nel poco tempo trascorso insieme credo di aver intravisto nei loro occhi, semplicita’, normalita’ e questo mi ha fatto tanto piacere. Sia io che Vera ci siamo trovate profondamente a nostro agio e questa cosa, se per me e’ piu’ scontata, per Vera non lo e’ per nulla.

In genere quando ci si sposa, si invitano gli amici a vedere il filmino del matrimonio…loro, a distanza di due anni, invitano ancora tutti noi a condividere un progetto. Il loro matrimonio non e’ semplicemente una tappa importante per il loro amore…e’ una rivoluzione travolgente per tutti noi. Ingrid e Lorenza ci mettono la faccia e vogliono che il loro matrimonio sia riconosciuto. Per se stesse e per tutti noi. Perche’ due persone che si amano e che condividono la loro vita, nella buona e nella cattiva sorte, hanno diritto a delle tutele legali, a prescindere dal fatto che siano un uomo e una donna, due uomini o due donne.

Durante il dibattito, mentre si parlava di metterci la faccia, Ingrid raccontava che a volte, alla fine della proiezione qualcuno dice loro: ” siete le prime lesbiche che conosco” e lei ha subito aggiunto che non e’ vero, solo che molte persone non lo dicono. Questa cosa ha iniziato a rodermi dentro, perche’ qualche sera fa, durante una cena con un gruppo di ragazze vegane, e’ venuto fuori che due di loro, quando vedono due uomini o due donne che si baciano, si sentono in imbarazzo, abbassano lo sguardo. Non ne sono infastidite, ma non conoscendo persone omosessuali, si sentono a disagio.

Quindi ieri ho deciso di fare coming out. Mentre parlavamo su WhatsApp, ho detto loro che ero stata a Messina, cosa avevo fatto e con chi. La loro risposta? Vedendo una foto di me e Vera hanno detto che quando sono con lei sembro davvero felice e rilassata.

A volte ci creiamo problemi che non esistono.

Oggi provo un senso di profonda gratitudine nei confronti di Ingrid e Lorenza, di Maria che, con loro, ha avuto questa folle idea del film documentario. Se oggi sono una persona piu’ libera e’ anche grazie a loro.

Cosa? Non avete ancora visto LEI DISSE SI? Malissssssimo! Andate su http://www.leidissesi.net e trovata la tappa piu’ vicina alla vostra citta’. FATELO. SUBTO.

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Aveva 26 anni e due occhi blu. Era un frocetto di paese, sempre preso di mira in modo sottile, cattivo. Lui era un buono, subiva in silenzio.

L’altro ieri, con una lucidità disarmante,   è andato all’emporio a comprare 3 metri di corda e si  è suicidato.

Tanti si chiedono perchè un gesto così ‘forte’. La risposta è andata via con lui. Di certo era stanco ed era tanto solo e nascondeva dietro al suo sorriso, un sorriso che non l’abbandonava mai, il suo dolore.

E’ partito, lasciandoci sgomenti. Avrei potuto far qualcosa io? Forse si. O forse no. Ultimamente non ci frequentavamo più, si sa com’è, le cose della vita ci portano a percorrere strade diverse.

Quando mi hanno telefonato per darmi la notizia sono corsa subito a casa sua. Mi sono seduta sul muretto e ho fumato. Non fumavo da 3 anni e mezzo, però ci stava. Avrei voluto dargli tanti di quei pugni in faccia!!

Ho preso invece il cellulare e ho scritto un messaggio su WhatApp a mia madre:

“Suicidarsi a 26 anni perch non reggi il peso della cattiveria della gente che sa solo giudicare. Perchè ancora nel 2014 essere omosessuale è considerato una perversione, una malattia…perchè lo stato non tutela le minoranze, perchè tutto questo per un ragazzo fragile è troppo. Per esser se stessi ci vuole coraggio. M. non ne ha avuto. Io sono coraggiosa invece, fiera di me, di ciò che sono e di ciò che costruisco ogni giorno. Io voglio essere felice. Io sarò felice anche per lui. Pazienza per chi non capisce, per chi storce il naso, per chi addita. Io sono Io. E fanculo se a qualcuno non piaccio. Io sono io, in tutto quello che sono. E non importa chi amo, come mi pettino e cosa mangio. Io sono io. Ti voglio bene. Non lo dico mai, anche in questo sono io: non so dirlo, non so dimostrarlo.”

Era doveroso farlo. Non voglio nascondermi. Che nessuno debba sentirsi solo. Che nessuno possa pensare di esser sbagliato. Conoscendo mia madre mi aspettavo musi lunghi e lunghi silenzi. Non c’ stato nulla di tutto questo. Non un sms, non una parola. E’ solo un po’ più sorridente e gentile (con me) del solito. Mi viene il dubbio che non abbia capito, anche se il messaggio mi pare non dia adito a fraintendimenti.

Ho inviato poi un twitt a Matteo Renzi comunicandogli che M. si  è suicidato e ringraziandolo per quello che non fa per la comunità LGBTQ. Viviamo in un Paese strano. I diritti civili sono una priorità della nostra Italia. E’ necessario darsi una mossa e lavorare perchè si spazzi via il pregiudizio.

E io voglio fare la mia parte. Ci vediamo fuori.

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A volte, presi da tanti problemi, ci si scorda dell’essenziale e del perchè si fanno certe cose.

A me è successo. Avevo perso il senso di questo blog e, come sapete, avevo deciso di chiuderlo.

Oggi invece sono di nuovo qui, a distanza di pochi giorni, grazie a Martina, che mi ha aiutata a puntare di nuovo la bussola…e a rispolverare il vero motivo per cui tutto è iniziato e cioè dire: NON SEI SOLA, NON SEI SOLO.

Non so quanto sarò costante…ma non importa…ciò che importa è condividere.

Oggi voglio, vogliamo farvi un regalo… il quinto coming out di vera… una piccola perla…da custodire:

Ciao MG, quanto tempo è passato da quando ti ho chiesto la mail…tanto!

Hai anche avuto il tempo di una gravidanza. Oggi sono qui per dirvi qualcosa che mi riguarda e che penso non sia giusto posticipare ancora.

Con la psicoterapeuta ho sempre pensato che l’avrei fatto, per più di due semplici, ma importanti elementi che sono la base della nostra amicizia:

uno: perchè anche se non vi ho fatto il regalo di nozze (…posso sempre rimediare) mi hai scelta come testimone e le parole per me hanno un significato…ti sei fidata;

due, perchè la fiducia o è reciproca e scambievole o, altrimenti, non serve a molto.

Aggiungerei anche le parole “autenticità” e “ riscoperta dignità”, che se anche citate per ultimo, ora sono fondanti la mia persona.

Ho iniziato il percorso di psicoterapia chiedendo di essere aiutata a vivere una vita autentica, senza dualismi, doppiezze e falsità.

Ho faticato molto a sganciarmi da tutte quelle “categorie” che mi hanno, per buona parte della mia esistenza, rilegato in un angolo. Sono stati anni, ormai quattro, di duro lavoro che però mi hanno ridonato il sorriso perchè finalmente ho smesso di subordinare la dignità della mia persona al consenso degli altri, al consenso sociale.

Questo desiderio di autenticità ha pervaso ogni parte del mio spirito e della mia mente ed è stato un catalizzatore, un propulsore… tanto forte da riuscire a superare la paura paralizzante di accettare quello che non volevo: la mia omosessualità.

Non uso mezze parole, non servono più… bisogna avere il coraggio di vivere la vita a testa alta, per quella che è, per il rispetto che le dobbiamo, e che dobbiamo anche a quanti hanno deciso di mettervi un punto, perchè troppo doloroso vivere in una società che accampa motivi disparati per non vedere in faccia la realtà.

La realtà però, è fatta di vissuto, è fatta di persone, che volentieri farebbero a meno di subire tutto quello che sappiamo se fosse possibile scegliere; ma l’omosessualità non è una scelta; io lo sono sempre stata e da sempre l’ho nascosto a me e agli altri, cercando il senso della mia vita nella sublimazione dell’amore.

Non so che effetto ti stia facendo questa mia schiettezza…purtroppo non posso guardarti mentre leggi, non vedo l’espressione del tuo viso.

Magari tutto ciò ti sta mettendo a disagio, ma anche se mi spiace, non voglio correre rischi di essere equivocata e fraintesa.

Voi siete le quinte persone in ordine cronologico con cui ho fatto coming out: una, dopo averle spedito una lettera ( di cui ha sempre negato la ricezione) e una mail, non mi ha più parlato; con mia madre, che ne è venuta a conoscenza indirettamente, il rapporto è molto teso, e il suo dissenzo-rifiuto è molto evidente; con mia sorella, dopo un primo periodo di ostilità, ci siamo chiarite; con altri due amici non ci sono stati problemi.

Mi fa piacere dirvi anche che adesso amo la vita così com’è, nonostante le sue difficoltà. Quella tristezza che in tanti leggevano nei miei occhi, non mi appartiene più; sono ottimista quanto basta, determinata al punto giusto, con lo sguardo sempre “oltre”, perchè tutto, se lo si vuole, è possibile.

Mi spiace solo che alcuni componenti della mia famiglia ancora non sanno…per me è sempre difficile parlare in questi termini, ma sono sicura che arriverà il momento giusto anche per loro.

Adesso che vi ho detto, anzi, che mi sono presentata per quella che sono, non avvertirò più l’imbarazzo di una telefonata… l’imbarazzo era tutto mio, perchè sapevo che c’era un non detto che ci separava, ma piuttosto che interrompere la relazione (cosa che facilmente avrei fatto tempo addietro) mi sono rimboccata le maniche e accettato di correre il rischio: così ho il 50% che tutto si risolva per il meglio e l’altro 50% che vada tutto in malora, con la consapevolezza però di aver fatto verità con me e con voi. Spero di sentirvi presto e venirvi a trovare per conoscere la nuova arrivata, rivedere M. e scambiarci un abbraccio sincero.

A presto, Vera

ps: se vorrete dirmi qualcosa, vi chiedo di farlo prima tramite mail…sono fortemente imbarazzata.

 

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E’ appena arrivato il libro LE COSE CAMBIANO acquistato su amazon.it

Sono emozionata. Ho voluto acquistarlo per contribuire ad un progetto importante. E’ un contributo che vuole esprimere gratitudine a chi ha lottato perchè noi ‘giovani’ omosessuali potessimo avere una vita meno difficile della loro.

E’ un contributo che vuole sostenere le nuove generazioni, perchè nessun adolescente abbia da sentirsi triste, solo e sbagliato, come mi sono sentita io a sedici anni.

Tocco il libro, ne annuso il contenuto ma non lo sfoglio. Devo impastare la pizza, a breve arriverà la mia fidanzata. Fare casa è anche questo.

Finalmente, mentre attendo che arrivi, lo apro. Ma non lo sfoglio, non lo leggo d’un fiato. Faccio scorrere il mio dito sull’indice e mi fermo su: Il cambiamento è contagioso di Francesca Vecchioni.

Inizio la mia lettura da Francesca. Inizio a leggere e mi commuovo. Lo sapevo che sarebbe andata così. Le cose cambiano, è vero, ma ne sperimento il dolore. Ogni coming out, anche se si risolve spesso con un ‘ guarda che l’ho sempre saputo’ è sempre travagliato. Ricordo quando, in chat, su skype, lo dissi a Maria Novella, o quando ne parlai, sempre su skype, con Giovanna che si trovava in Tunisa per lavoro. Mi si stringeva il cuore e avevo il terrore di un rifiuto.

Oggi lo sanno tanti amici e posso dirlo tranquillamente, non ho perso nessuno per strada. Con qualcuno c’è stato qualche problema iniziale, ma poi la mia vita, la nostra vita ha parlato. Oggi, quelle stesse persone, mi dicono: ‘ Hai frantumato le mie barriere, il mio pregiudizio. Ne avevo paura perchè non conoscevo’.

Mio fratello e una sorella sanno, ne abbiamo parlato. Con la mia sorella maggiore non ne abbiamo mai parlato ma sa e vuole bene alla mia principessa.

Alcuni zii e cugine sanno e anche loro adorano la mia Vera. I miei genitori? Non ho mai trovato il coraggio di parlarne. Mi si stringe il cuore, mi si riempiono gli occhi e la gola di lacrime e non riesco. Però conoscono Vera, sono quasi tre anni che trascorriamo due fine settimana al mese insieme, le ferie, le feste comandate. Tutte le scelte importanti le faccio con Vera e loro lo sanno. Anche i mobili per la casa li scelgo con lei. Loro la stimano, le vogliono bene. E’ tutto tacito, ma sanno. Sanno bene che ‘dormiamo’ nello stesso letto e sanno che ogni anno io e Vera partecipiamo al pride regionale. Non troviamo il coraggio di toccare l’argomento ma credo che se fossero contrari…lo noterei!

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Le cose cambiano, spesso troppo lentamente, ma cambiano. Non dobbiamo mollare, anzi, dobbiamo ricordarci che siamo noi gli artefici della nostra felicità. Le cose cambiano e cambieranno ancora…e tanto. Ne sono certa.

 

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Eccomi qua. Perdonate l’assenza, ma la vita mi è diventata frenetica e mi assorbe tantissimo tempo.

Ho tante cose da raccontarvi e non so da dove cominicare. Comincio con Noemi…ed Annalisa. Sarò frivola…ma le rosse sono davvero belle!!!

Ok, torno seria.

Ho piantato sul mio balcone del basilico, dei fiori e del rosmarino. Però a volte mi dimentico di mettere l’acqua. Ora arriva l’estate e se non sto attenta trovo tutto stecchito! Eppure Vera è entusiasta…e mi dice:’ pianteremo altri fiori!’. Ecco spero che se ne occupi lei. -_-

Vera..la mia dolcissima Vera. Io sono sempre più innamorata. Ogni giorno questo amore cresce…ed è una cosa meravigliosa!!!!

La amo…sento dentro che la mia anima vibra…sento il desiderio di sentire l’odore della sua pelle, di perdermi nei suoi occhi. La mattina quando mi sveglio…la sera quando mi addormento…la vorrei accanto a me. La sua presenza mi da pace. La nostra vita non è rose e fiori…abbiamo tanti problemi, viviamo la precarietà come la vivono tutti…ma siamo certe che insieme saremo felici.

Ma andiamo oltre…vorrei parlarvi di D.

Io e D. eravamo amiche, di quelle che si scambiano ‘la pelle, le anime, le ossa’. Poi ad un certo punto, io ho mollato lei, il gruppo, altri amici. Avevo bisogno di trovare me stessa. Avevo bisogno di affrontare la mia affettività. Ogni volta che ci incontravamo per strada, negli ultimi 3/4 anni c’era tanto imbarazzo. Ero sfuggente. Poi l’altro giorno l’ho incontrata sul treno e abbiamo chiacchierato per due ore…

Quel giorno ho capito quanto mi mancava, e quanto fosse importante per me. Allora l’ho contattata e le ho detto che volevo parlarle. Ieri sera ci siamo viste. Mi sono commossa quando le ho detto: ‘ Mi sono resa conto di quanto mi manchi’.

Abbiamo chiacchierato per due ore. Toccando profondità come un tempo. Avevo bisogno di ridonarmi a lei, per quella che sono realmente. E ho trovato lei…con i suoi occhi semplici…quelli di sempre.

Sono tornata a casa davvero felice…

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non mi aspettavo che sarebbe  potuto accadere a me…

da tempo era in partenza una lettera con cui avrei parlato di me.

Ebbene….con tanta fatica l’ho fatto.

Scrivere non è stato semplice, l’ho letta e riletta. Col cuore in gola finalmente l’ho spedita…ma, arcano mistero, non è mai arrivata a destinazione.

Non è stata ricevuta da nessuno né è tornata al mittente, semplicemente non so che fine abbia fatto.

Ma non poteva finire così….

Non avevo nessuna intenzione di precipitare i tempi per fare coming out, in genere mi prendo tutto il tempo di cui ho bisogno prima di fare o dire qualcosa, invece certe volte l’imprevisto è dietro l’angolo…quello di casa.

Un bacio rubato tra gli spruzzi delle onde è stato decisivo perché tutto precipitasse…sono precipitata anch’io dall’alto della mia, più o meno, raggiunta stabilità dopo circa un anno e mezzo di psicoterapia.

Non potevo crederci, sentirmi chiamare per nome in quel momento è stato come perdere tutte le mie certezze…scoperta da mia sorella che con tutta la sua chiusura mi ha chiamata “lesbica” senza un briciolo di umanità.

Ma posso pure capirla…non se lo aspettava, non se lo immaginava…una lesbica a casa? Fin quando si parla dei figli o dei fratelli degli altri tutto bene, più o meno.

Il confronto è stato duro, l’incapacità di vedermi con occhi di sorella è stato evidente…il suo sguardo e le sue parole erano taglienti come lame. Pensavo di saper reggere il confronto, ma quando è così forte non reggo…dopo un paio di frasi urlate scambievolmente mi sono chiusa in camera e pensavo che era finita ancor prima di iniziare.

Poi mia madre, a cui è stato rapportato l’accaduto, dice solo che non se lo aspettava…era la delusione in persona, lo sguardo spento, gli occhi bassi.

Mi avevano consigliato di non confermare niente, di negare anche l’evidenza di un bacio..”. Chissà  che hai visto” avrei dovuto dire, ma non ce l’ho fatta…mi sentivo più forte dicendo la verità, così non ho negato…ho detto “un anno di psicoterapia” mi ha ridato il sorriso e fatto sentire bene più di quanto fossi riuscita io e gli altri in quarant’anni.

Non so ancora cosa accadrà, non so ancora quali saranno le loro decisioni nei miei confronti…so comunque che venerdì scorso ho dormito ripetendomi tra le lacrime “sei una donna vera”.

In tutto questo non sono stata sola, lei era ed è con me….la stessa sofferenza, la stessa preoccupazione e tanta dolcezza.

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00.02 letto porte e finestre cominciano a tremare. È arrivato, come sempre, puntuale, ogni anno, ma quest’anno con più intensità. Cinque secondi, cinque lunghi, interminabili, terribili  secondi. Salto giù dal letto, prendo occhiali e cellulare (beni di primissima necessità) e scappo in strada, come tutti. Rimaniamo in strada qualche ora, poi la stanchezza e un pizzico di rassegnazione (arriverà quando dice lui, vince sempre) ci fanno rientrare. Torno a letto, ho tanta paura, lascio una luce accesa…la corrente è intermittente. E di nuovo trema il letto. Stavolta con minore intensità…poi crollo dal sonno, stanca e senza essere riuscita a versare una lacrima…quella
lacrime che forse mi avrebbe aiutata ad elaborare la paura.

07.00 suona la sveglia. Io ho sonno, sono stanca…la notte è stata difficile. Ma devo alzarmi, il mio amore mi aspetta a 150 km di distanza. Allora parto, carica di tanta gioia ma anche di tanta stanchezza.

Pensavo: ‘ Sarà una bella giornata…l’abbraccerò, la terrò stretta e forse riuscirò a far scendere queste lacrime terapeutiche…ne ho bisogno’.  Ma si sa…la vita è, come dire,
SORPRENDENTE.

Arrivo, la vedo, salgo in macchina, panino…e tanta voglia di un bacio. Ma non si può, non è lecito, non ci si può amare. Siamo due donne, non sta bene, è peccato, è scabroso. Quando l’amore  è di contrabbando bisogna sempre vigilare, esser cauti. Lei, la mia lei, la mia dolce lei è la cautela fatta persona, ma oggi ha ceduto, ha perso il controllo. Siamo andate su una spiaggia deserta, lontana da occhi indiscreti per scambiarci un tenero bacio, per sentire la mia pelle vicino alla sua, i nostri odori fondersi. Ma come abbiamo detto, la vita ci sorprende e ci regala cose mai viste e spesso mai chieste.

Mentre ci scambiamo questo bacio, una voce che chiama. Sua sorella ci ha beccate. Io la guardo, lei ci guarda. Io mi sono sentita pietrificata. Ho guardato la mia Vera, avrei voluto esser dentro di lei per capire cosa stesse provando. Ma non si poteva.

Vera: solamente il “nulla” era presente dentro la mia mente insieme a quella voce che mi chiamava per nome.

E ora? Che si fa ora? Sua sorella è sul piede di guerra ( senza averne diritto cazzo…non ne hai il diritto!!). Vera si avvicina. Capiamo che non andrà bene. Lo dirà a casa, ai genitori, ci sta andando.

Vera non la ferma. Lei non si ferma a parlare, a ragionare. Nonostante i suoi abbondanti anni si sta comportando come una ragazzina che fa la spia. Ho ancora il suo
volto davanti agli occhi.

Che fare? Entriamo in macchina, partiamo. Non c’è tempo, siamo stordite. Che fare? Camminiamo, Vera guida…che fare? Che fare?  Di certo non posso dormire a casa loro come avevamo pensato in precedenza. Penso di cercare un B&B ma Vera mi blocca: mi mette sul bus e mi spedisce a casa.

Io non volevo andar via. Volevo rimanere. Non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. Ma sapevo anche che Vera era in tilt più di quanto lo ero io e che aveva bisogno di tempo e di spazio tutto suo per riflettere e capire come e cosa fare.

In genere, anche senza motivo sono apprensiva, figuriamoci in questa situazione. Cosa avrà fatto sua sorella? L’avrà detto veramente? Con quale coraggio? Con quale CORAGGIO?

Io e Vera ci stavamo solo baciando…che diritto si ha di giudicare l’amore?

Decido di fermarmi a metà del cammino, di non rientrare a casa, per essere ‘più vicina’. Chiamo un’amica, mi faccio ospitare.

Chiamo la mia Vera, ha il telefono spento, o non raggiungibile. ‘dove sei amore mio…dove sei’.

Ho paura, ho tanta paura. Trascorre il pomeriggio tra qualche minuto al telefono con Vera e tanta paura. Ad un certo punto Vera dovrà pure rientrare a casa. che fare? Che farà? Cosa succederà?

Come sospettavo i carnefici si trasformano in vittime e,  l’unica persona a cui bisognava chieder scusa, cioè Vera,  si trasforma in peccatrice, incosciente, inaffidabile, ingrata, immatura.

L’unica persona che doveva essere abbracciata ancora più forte …

Ci sarebbe da scrivere un capitolo intero su quello che penso di questa sorella, ma per rispetto di Vera non lo farò, dico solo che avendole prestato un cellulare, ha ben pensato di colpirci fortemente chiedendole di restituirlo. Vera rimane senza cellulare. E io rimango in attesa di lei.

Finalmente intorno alle 21 squilla il mio cellulare. Vera era uscita  e aveva chiesto in prestito il cellulare di un’amica. ‘Ci vediamo domani…se riesco a partire, cercherò di
partire come avevamo deciso’ mi dice.

‘come farò a sapere se verrai? E se non riesci a partire?’. Vado a letto con questo dubbio. Verrà?

E il giorno dopo sono li, alla fermata del bus. Mi sento come un amante che da’ appuntamento alla sua amata e non sa’ se arriverà. Vedo arrivare il bus, cerco tra i posti, mentre lui cerca di parcheggiare. Non la vedo. ‘non è riuscita a partire’ mi dico. Attimo di dolore. Poi la vedo, arriva verso di me, mi da un bacio, l’abbraccio forte…fanculo al mondo intero…io me la tengo stretta.

E ora, mentre vi racconto queste cose, lei è qui, accanto a me, con i suoi dolci occhioni, ed io ogni tanto lascio con una mano la tastiera per accarezzarle il viso.

Stasera rientrerà a casa, e non sappiamo come saranno i giorni a venire. Di certo non sarà facile…di certo ci sarà da lottare…di certo affronteremo tutto insieme…

E poi ci chiedono perché il bisogno del Pride, perché chiediamo diritti e dignità. Ecco perché, perché l’amore non si può giudicare. MAI.

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