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Archive for the ‘Io e Me medesima’ Category

Ero universitaria. Avevo circa 20 anni. Avevo preso casa vicino alla facoltà e, sempre in zona, vivevano delle mie amiche, che facevano parte come me di un movimento cattolico fondamentalista. Spesso andavo a trovarle per un caffè ed è li che ho conosciuto P.

P. era una mia collega, un tantino fuori corso. Simpaticissima e divertente. Abbiamo legato subito e abbiamo iniziato a sentirci e uscire insieme. Eravamo davvero …come dire…amiche. Per mesi abbiamo fatto ‘vita a due’. Mi piaceva respirarla e per la prima volta nella mia vita, il mio corpo lanciava segnali chiari. Desideravo un contatto fisico con lei.Lungi da me l’idea di essere lesbica. Era una parola che avevo sentito dire forse un paio di volte…ma nella mia mente l’omosessualità femminile non esisteva. Semplicemente io volevo bene a P. e lei ne voleva a me.

Passavamo ore ed ore a torturarci con dolci bacetti (sulle guance), fino al giorno in cui sono sbottata, mi sono alzata dal letto e le ho detto: ‘ vado a fare una passeggiata, siamo come due fidanzati, ci manca solo che ci baciamo!’. Avevo il cuore a mille e non solo il cuore.

Eravamo in vacanza con degli amici. Era il ponte del 25 aprile del 2003. Per tutto il giorno non ci siamo guardate neanche in faccia. La sera poi lei mi ha gridato in faccia: ‘ ma cosa pensi che ti salto addosso?’. Ero seduta sul divano e ho iniziato a piangere. Lacrime inconsolabili. Lacrimoni che non dimenticherò  mai. Singhiozzavo: ‘ Non ho paura di te! Ho paura di me! Sono io che ti voglio baciare!’. Pensavo che non mi avrebbe più rivolto la parola e invece che fa? Si avvicina e mi bacia.

Avevo baciato un paio di ragazzi prima d’allora, ma quello che provavo in quel momento era fortissimo, qualcosa che non avevo mai provato. Mi girava la testa! Ero felice! Eravamo felici!. Così felici che rientrando a casa abbiamo comunicato a tutti i nostri amici che stavamo insieme. Lo facevamo con candore, non avevamo idea di cosa ci fosse fuori dal nostro piccolo mondo, fatto di libri di pedagogia e patate gratinate.

La cosa arrivò all’orecchio della responsabile del movimento fondamentalista di cui facevo parte e sono stata convocata per un colloquio. Mi fu detto che ‘non è volontà di Dio’ e che ‘è un rapporto non sano’ e ancora ‘ hai bisogno di aiuto’.

Ai tempi ero una fondamentalista anche io e mi affidai e fidai di quelle parole. Erano le tre del mattino quando telefonai a P. e le dissi quello che avevano detto a me. Se dovessi chiedere perdono a qualcuno, penso che dovrei chiedere perdono proprio a lei. L’ho fatta soffrire tantissimo. Lei mi disse: ‘chi sono queste persone per dirti che è sbagliato?’. Ma io ero fondamentalista e le parole della mia responsabile erano per me ‘la volontà di dio’. Mi è stato quindi ‘suggerito’, per non incontrarla di trasferirmi presso la casa di altre persone del movimento a 300 chilomentri di distanza.

Ne ho sofferto anche io, ma ero forte del fatto che avevo fatto una cosa gradita a dio. Ho preso questo evento amoroso e l’ho chiuso in un cassetto. Da qui inizia il mio periodo omofobo. Quando venivo a sapere che qualcuno era omosessuale facevo di tutto per poterci parlare e dire: ‘ ehi sorella, fratello, non sei nella volontà di dio.’ Era un bisogno impellente per me. Dovevo necessariamente dire loro che stavano sbagliando e che sarebbero andati all’inferno. In pratica facevo con loro quello che avevano fatto a me.

Ho frequentato dei ragazzi, ma non riuscivo neanche lontanamente a provare quello che avevo provato con P. Nel 2007 ho conosciuto M. e abbiamo iniziato una relazione. Una relazione fatta di torture mentali, di rosari recitati in ginocchio, di pellegrinaggi e adorazioni notturne. Per non peccare, per non sbagliare, per non cadere in tentazione.

Nel 2009 ho conosciuto N., quando la storia con M. scemava e lei frequentava un ragazzo. N. era la donna più incasinata che potessi incontrare, ma anche colei che mi ha dato la libertà. Io innamorata persa di lei, lesbica dichiarata e bellissima. Io ragazzetta di paese, lei donna di città. Sud e Nord. Mi ha dato la libertà perchè mi ha insegnato che nessuno può arrogarsi il diritto di dirmi qual è la volontà di dio…e mi ha insegnato che l’amore è qualcosa di splendido. Mi ha insegnato il rispetto per la mia compagna e oggi non sarei quella che sono se non l’avessi conosciuta.

Se oggi sono una donna libera e onesta con me stessa, se oggi sono una donna che vive il rapporto di coppia in modo molto equilibrato, è grazie a lei.  Oggi la mia Vera può avermi tutta per se, perchè ho lottato contro le catene dell’omofobia, quelle catene che mi torturavano l’anima e non mi permettevano di essere ciò che sono…

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Eccoci qua, come ogni anno a rispettare il rito dei buoni propositi. Intanto voglio condividere con tutti voi che dei nove propositi dell’anno 2013 ne ho realizzati 6. Posso quindi ritenermi soddisfatta.

Avevo deciso di non fare buoni propositi per il 2014, ma non resisto, è più forte di me.

1) Non smettere di Reinventarmi

2) Imparare ad apprezzare Vera sempre, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti

3) Innamorarmi ogni giorno di Vera, e vederla come la prima volta…

Non voglio fare altri propositi. Questi mi bastano.

 

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Succede sempre così. Dopo aver fatto l’amore mi chiedo sempre la stessa cosa. L’altro giorno ho avuto il coraggio di parlarne con Vera che, ovviamente, mi ha preso per scema.

E’ più forte di me eppure dovrei non pensarci, dovrebbe non essere un problema mio, forse, in realtà dovrei saperlo, in qualche modo, eppure me lo chiedo sempre.

La domanda è: come fanno sesso le lesbiche?

Me lo chiedo sempre, cerco di immaginare che ne so, coppie famose, eppure non ho idea di come lo facciano. Lo fanno come lo faccio io o lo fanno in modo diverso?

E’ una curiosità perversa la mia? Non so. Quando Vera mi dice che mi fisso su certe cose le rispondo semplicemente:’Amore…ma io..sono una donna!’ come a giustificare le mie paturnie.

Ora il punto è: come risolvere il mio quesito? Qualche coppia vuole spiegarmi come fa sesso e ogni quanto?

Potete lasciare un commento qui sotto. Grazie.

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Non so’ come sia successo, ma un giorno mi sono ritrovata sulla pagina fb di Viviana Bruno Meladailabrianza (che sarà mia ospite in questo spazio a breve)

E dopo averle richiesto ‘l’amicizia’ mi sono imbattuta in un contest organizzato da loro, da questo movimento di cuori liberi appunto della Brianza.

Il contest chiedeva di ‘metterci la faccia’. Io non l’avevo mai fatto. Ma dentro di me una spinta. Ho deciso di partecipare senza neanche confrontarmi con Vera.

Ci metto la faccia perchè…per due giorni mi sono chiesta cosa scrivere nel mio bel foglio A4. Mi sono chiesta quale fosse la mia motivazione vera.

 

 

Dopo aver pubblicato sulla pagina dell’evento questa foto, ho scritto questa lettera ai miei genitori.

Sono sempre stata una frana con i sentimenti, lo sapete. Sembro un orso, non amo il contatto fisico, e non son capace a parlare dei miei sentimenti, soprattutto con voi.

So parlare davanti a duemila persone, parlo davanti alle telecamere e i giornalisti hanno fatto a gara per intervistarmi. Ma non so parlare con voi. Siete, come dice Venditti ‘ una montagna troppo alta da scalare’ e non so neanche il perchè.

Oggi ho bisogno di parlarvi, di scrivervi. Più volte ho provato a toccare l’argomento, ma ogni volta mi viene il groppo in gola. Eppure è di cose belle che voglio parlarvi!

L’ho sempre saputo. Ho sempre saputo di esser diversa da voi. Ho sempre saputo di esser lontana anni luce da M. o da te mamma, o da C.

Ho vissuto tanti anni nel dolore. Ero diversa dalle persone che più amo. Ma diversa perchè? Diversa in cosa?

Ero diversa. Punto.

Poi ho capito e non è stato facile per me dirmelo. Forse è stato più difficile dirlo a me stessa che oggi a voi.

Pensavo che essere omosessuali significasse esser cattive persone, che si comportano male con se stesse e con gli altri. Ho dovuto lottare contro il pregiudizio che c’era in me.

Io sono omosessuale e lo sono sempre stata. Non ci sono spiegazioni, motivazioni, colpe. Sono così.

E lo so che lo sapete. Non siete mica stupidi. Anche voi avete sempre saputo che sono diversa dalle mie sorelle. E sapete bene che tra me e Vera non c’è semplice amicizia.

Tecnicamente non servono spiegazioni. In fondo le mie sorelle non vi hanno mai comunicato la loro eterosessualità. Era così e basta.

Io però sento il bisogno di dirvelo perchè non ce la faccio più a sentirmi scissa, tagliata in due. A volte mi sento schizofrenica, con una doppia vita: da un lato la giovane un poco sfigata che non ha il fidanzato e che nessuno si fila, dall’altro lato la giovane seria e innamorata che sta cercando, con le unghie e con i denti, di costruirsi una vita con la persona che ama.

È durissima questa vita, perchè oltre a quello che vivono tutte le persone (lavoro, salute ecc) devo vivere col terrore che voi possiate amarmi di meno perchè non sono etero.

Questa è la cosa che più mi fa soffrire. Io invece vi vorrei fieri di me, non solo perchè mi sono laureata, non solo perchè convivo con la mia malattia e cerco di farlo al meglio, non solo perchè lavoro e mi do da fare come posso per sbarcare il lunario, non solo perchè sono brava con un microfono in mano: vorrei foste fieri di me perchè sono una donna retta, che sta in piedi da sola e che sta cercando di costruirsi una vita serena e sana in un mondo tanto duro.

Non desidero null’altro da voi se non essere accettata per come sono: lesbica e scassascatole.

Ecco…questo è che quello che vi scriverò…quando lo farò….entro dicembre 2014

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E’ appena arrivato il libro LE COSE CAMBIANO acquistato su amazon.it

Sono emozionata. Ho voluto acquistarlo per contribuire ad un progetto importante. E’ un contributo che vuole esprimere gratitudine a chi ha lottato perchè noi ‘giovani’ omosessuali potessimo avere una vita meno difficile della loro.

E’ un contributo che vuole sostenere le nuove generazioni, perchè nessun adolescente abbia da sentirsi triste, solo e sbagliato, come mi sono sentita io a sedici anni.

Tocco il libro, ne annuso il contenuto ma non lo sfoglio. Devo impastare la pizza, a breve arriverà la mia fidanzata. Fare casa è anche questo.

Finalmente, mentre attendo che arrivi, lo apro. Ma non lo sfoglio, non lo leggo d’un fiato. Faccio scorrere il mio dito sull’indice e mi fermo su: Il cambiamento è contagioso di Francesca Vecchioni.

Inizio la mia lettura da Francesca. Inizio a leggere e mi commuovo. Lo sapevo che sarebbe andata così. Le cose cambiano, è vero, ma ne sperimento il dolore. Ogni coming out, anche se si risolve spesso con un ‘ guarda che l’ho sempre saputo’ è sempre travagliato. Ricordo quando, in chat, su skype, lo dissi a Maria Novella, o quando ne parlai, sempre su skype, con Giovanna che si trovava in Tunisa per lavoro. Mi si stringeva il cuore e avevo il terrore di un rifiuto.

Oggi lo sanno tanti amici e posso dirlo tranquillamente, non ho perso nessuno per strada. Con qualcuno c’è stato qualche problema iniziale, ma poi la mia vita, la nostra vita ha parlato. Oggi, quelle stesse persone, mi dicono: ‘ Hai frantumato le mie barriere, il mio pregiudizio. Ne avevo paura perchè non conoscevo’.

Mio fratello e una sorella sanno, ne abbiamo parlato. Con la mia sorella maggiore non ne abbiamo mai parlato ma sa e vuole bene alla mia principessa.

Alcuni zii e cugine sanno e anche loro adorano la mia Vera. I miei genitori? Non ho mai trovato il coraggio di parlarne. Mi si stringe il cuore, mi si riempiono gli occhi e la gola di lacrime e non riesco. Però conoscono Vera, sono quasi tre anni che trascorriamo due fine settimana al mese insieme, le ferie, le feste comandate. Tutte le scelte importanti le faccio con Vera e loro lo sanno. Anche i mobili per la casa li scelgo con lei. Loro la stimano, le vogliono bene. E’ tutto tacito, ma sanno. Sanno bene che ‘dormiamo’ nello stesso letto e sanno che ogni anno io e Vera partecipiamo al pride regionale. Non troviamo il coraggio di toccare l’argomento ma credo che se fossero contrari…lo noterei!

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Le cose cambiano, spesso troppo lentamente, ma cambiano. Non dobbiamo mollare, anzi, dobbiamo ricordarci che siamo noi gli artefici della nostra felicità. Le cose cambiano e cambieranno ancora…e tanto. Ne sono certa.

 

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Tempi duri sotto tanti aspetti. Qualche giorno fa una mia conoscente ha detto: ‘ tutti questi problemi di salute miglioreranno quando ti assesterai con il lavoro e Vera verrà a vivere qui’.

MA DAI?? DICI SUL SERIO?

Certo che lo so che lo stress accentua tutto!!!

Questi ultimi mesi sono stati davvero duri. Ho un sacco di problemi di salute e il lavoro manca. Sono 4 mesi che sono ferma e il mio libretto postale ha detto ZERO da due settimane.

A volte sento che un forte peso mi opprime il petto. Ho avuto paura di non trovare una via d’uscita. Credo che tutto questo caos sia dovuto al fatto che sto crescendo e che non riesco a gestire queste situazioni di stress. Essere adulti non è facile come credevo. Ho un sacco di responsabilità.

Che fare? Ho deciso quindi di rimodulare la mia vita. Sappiamo che i tempi del posto fisso che fa dormire sonni tranquilli è finito e che dobbiamo inventarci qualcosa. Ho provato, ho iniziato con un progetto che però stenta a decollare. Allora perchè non provare a portare avanti anche un altro progetto in contemporanea? Avendo un discreto tempo libero ho deciso di iscrivermi ad un corso per aiuto cuoco. Si, lo so. E’ un corso dove si cucina tutto…ci sarà da soffrire ma per me, in questo momento, è l’unico modo per poter accedere alle cucine dei ristoranti. Avrò modo di uscire e di incontrare gente. Spero di superare la selezione e di buttarmi in questa nuova avventura.

Sul versante salute ho un punto interrogativo che si chiama CELIACHIA. Stiamo cercando di capire se è lei o qualche altra cosa che mi sta tartassando lo stomaco.

Ho poi una cosa su cui riflettere. La mia psicologa mi ha chiesto se ho voglia di partecipare a qualche incontro per studenti della scuola superiore, per dar loro la possibilità di un confronto con l’omosessualità nella quotidianità delle piccole cose. Lo farei subito ma non essendo ‘dichiarata’ con i miei (anche se credo abbiano capito tutto) non so quanto sia possibile mettermi ad incontrare scolaresche nel comprensorio. Ci penso ancora un po’.

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Una volta qualcuno mi disse:’ ma che schifo!’ …vedendomi mettere le dita nella scodella con i resti dell’impasto di una torta, o della crema pasticcera.

Sarà…farà pure schifo…ma SIGNORI MIEI!! E’ TERAPEUTICO!! mi provoca anche una specie di orgasmo…infilare le dita in quella crema soffice e gustosa e portarla alla bocca.

Dovete sapere che io non mangio nulla con le mani se non la pizza… mi da fastido toccare cibi unti ad esempio! Ma le creme…mmmm impazzisco!!

Oggi mi sono alzata presto perchè ‘a matinata fa a iurnata’ e ho rassettato tutta la casa! Domani pomeriggio arriva Vera, detta ISPETTORE IGIENICO SANITARIO DELL’ASL, e desidero che sia tutto in ordine. Non solo perchè poi rompe, ma anche perchè poi si mette a rassettare in modo frenetico e mi fa venire l’ansia!!

Oltre a lei, domani arriverà Chérie con un suo amico (?)  e dormiranno una notte qui da noi. E’ la prima volta che ospito un uomo a casa mia. L’idea mi fa un po’ schifo, ma per Chérie questo e altro.

Per loro ho preparato dei Vegan Muffin al cioccolato. Piccolini e stra buoni. E ho preparato anche delle banane molto rock, ricoperte di cioccolato extra fondente e della granella.

Ma vi scrivo perchè ho scoperto una cosa. Intanto ci tengo a precisare che sono una incline alle dipendenze, per questo mi tengo lontana da tante cose. Ho scoperto la crema di carciofi. L’ho comprato al supermercato qualche giorno fa, giusto per fare qualche panino in questi giorni di vacanza. Oggi l’ho assaggiato. BUONERRIMO!!!! Sto sbavando solo al pensiero. Anche Vera lo adorerà…visto che le piacciono molto i carciofi.

Ora sono le 15.36 e io sono sfinita, ko. Credo sia arrivato il momento di una sana e santa doccia e poi in mutande spaparacchiata sul letto con il ventilatore a palla. Immagine disgustosa, lo so, perdono.

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