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Posts Tagged ‘amore vero’

Seguo tramite il web le avventure delle sentinelle in piedi. All’inizio mi arrabbiavo, li avrei presi a bastonate. Poi ho capito: attaccano perchè hanno capito che è arrivata la fine per loro e per chi è contro la libertà della persona.

Ho visto le interviste alle sentinelle e ho rivisto me qualche anno, quando per paura di amare mi nascondevo dietro un ‘non si fa, non è volontà di dio, è contro natura’. E mi chiedo quanti di loro siano così repressi da rischiare di esplodere. Mi fanno anche un po’ pena.

Poi ci sono quelli che sono proprio ignoranti…ma quella è un’altra storia.

E mentre loro manifestano per negare dei diritti, io lotto ogni giorno per custodire la mia storia d’amore.

Vera sta studiando per un esame molto importante, forse l’esame della vita, quello che potrebbe permetterle una svolta. Sta studiando e non può concedersi distrazioni e non può concedersi di stancarsi. Quindi non possiamo vederci, perchè vi ricordo che abitiamo a circa 400 chilometri di distanza.

Ne sto soffrendo tantissimo. Lei è il mio respiro. Io ho bisogno di respirarla, di sentire il suo calore e mi sembra di impazzire senza di lei.

E mi sembra così assurdo che qualcuno non voglia riconoscere il nostro amore. Che  è un amore vero e grande e che nulla ha da invidiare ad un amore eterosessuale.

Io la guardo e mi sciolgo, mi commuovo e sorrido davanti alle sue innumerevoli gaffes. Vera è la mia ancora e il mio ancora…

 

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Vera è per me stabilità…lei è il sole. contro ogni logica lei è anche la notte e il cielo stellato. è lo scirocco e un vento freddo allo stesso tempo. è acqua ed è deserto. è vita. è sgomento e sollievo.

è semplicità, dolcezza, imbranataggine, è calore, ed è frescura. è profondità del mare e vetta altissima.

l’amo.

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In questi giorni, non so perchè, mi torna in mente il passato. Un passato ormai passato, ma che mi fa sempre ‘tremare’, mi mette a volte angoscia.

Da bambina guardavo le mie compagnette e mi sentivo diversa da loro. Proprio non le capivo. Erano ‘strane’. Crescendo, guardavo le mie compagne di scuola e…anche loro strane. Mi sembravano ‘banali’. Le mie amiche avevano il fidanzato, a me piaceva giocare a pallone, ma in qualche modo cercavo di adeguarmie mi facevo piacere ora tizio ora caio per non sentirmi troppo diversa.

La sera, quando andavo a dormire, sognavo di baciare però questa o quella ragazza. Erano sogni, desideri, sensazioni che mi facevano stare bene. Mi rilassavano e dormivo serena.   Avevo qualche fidanzatino, ma per me era più angoscia che altro. Ogni approccio fisico mi lasciava sempre insoddisfatta. Concedermi ad un uomo mi faceva sentire violentata. Quindi evitavo.

Quando all’università conobbi P. la mia vita cambio. Non pensai neanche per un attimo di cucirmi addosso un’etichetta. Non pensavo: sono lesbica. Io mi ero innamorata, per la prima volta. Per la prima volta mi sentivo felice. FELICE. Era amore, e a me questo bastava.

Ne parlavo con le altre colleghe/amiche con semplicità, perchè semplice era quello che provavo. Fin quando… la mia guida spirituale mi disse che era peccato. Ecco cos’ha sporcato la bellezza di ciò che vivevo. Lasciai P. credendo davvero che fosse la cosa giusta. In realtà adesso P. è sposata…quindi forse è stata comunque la cosa giusta.

Misi da parte l’AMORE, e cercai di omologarmi, di standardizzare i sentimenti. Col tempo il ricordo di un amore travolgente lasciò posto solo all’idea di un amore noioso e non appagante per gli uomini.

Quando vidi M. per la prima volta ne rimasi colpita. Una ragazza bellissima. Ma non si poteva. Non si doveva. Ma era una calamita…

Tre anni di sensi di colpa. Di dolore. Poi la storia finì e comunque fu un bene.

Poi arrivò N. e grazie a lei…oggi sono ciò che sono. Da un lato mi dicevo che non potevo, non volevo. Ma dall’altro lato ero già perdutamente innamorata.

Ed eccomi oggi con Vera. Oggi sono una donna libera ( o quasi). Ma quanto dolore!! Quanti anni di lacrime. Ho combattuto con me stessa per circa 15 anni. Ma non ci si può nascondere dietro ad un dito. Non puoi rinnegare ciò che sei, ed essere una persona equilibrata e felice.

Vorrei che nessuno vivesse quello che ho vissuto io. Per questo scrivo e scrivo ancora.

Scrivo per te che ti sei imbattut* impaurit* in questo blog, cercando come un ladro la parola gay, lesbica, transessuale, bisessuale.

Non sei sol*.

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Si sa, ogni tanto qualche giorno di vacanza ci sta. Quest’anno, con la mia Vera, abbiamo deciso di fare vacanze insieme. Vi dico la verità: ero terrorizzata all’idea di trascorrere una settimana con lei. Avevo mille paure: ‘ e se mi rendo conto che non la amo davvero? E se litighiamo e ci mandiamo a quel paese? E SE LEI SI RENDE CONTO DI NON AMARMI MA DI VOLERMI SOLO BENE?’…Insomma il pre vacanza è stato uno stress, ero sull’orlo di una crisi di nervi.

Siamo comunque partite per questo luogo incantato…un semplice borgo in collina…dove la sera si aveva bisogno di una bella copertina per dormire bene.

Che dire…sono stati giorni di relax, ma devo anche dire che insieme siamo ESTREMAMENTE PERICOLOSE. Abbiamo rischiato di rompere lo sportellino della macchina, quello che si apre per mettere la benzina…visto che non si apriva abbiamo tentato di scassinarlo, scoprendo poi che si apriva agevolmente dall’altro lato. Siamo andate al mare e mi sono ustionata pur stando sotto l’ombrellone. Abbiamo organizzato la vacanza in collina, per arrivarci ci sono mille curve…e la mia Vera soffre l’automobile!!!!!!!!!!! Un vero disastro! 🙂

In compenso però…ho fatto quadrato col mio cuore. Eh si…sono pazza di lei, di questa splendida donna. Sono partita con tanti dubbi e sono tornata stracotta. Lei è un concentrato di testardaggine e dolcezza. Le sue curve mi mozzano il fiato, i suoi occhi mi fanno sciogliere, la sua intelligenza mi rinfranca l’anima…

Amo Vera.

 

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00.02 letto porte e finestre cominciano a tremare. È arrivato, come sempre, puntuale, ogni anno, ma quest’anno con più intensità. Cinque secondi, cinque lunghi, interminabili, terribili  secondi. Salto giù dal letto, prendo occhiali e cellulare (beni di primissima necessità) e scappo in strada, come tutti. Rimaniamo in strada qualche ora, poi la stanchezza e un pizzico di rassegnazione (arriverà quando dice lui, vince sempre) ci fanno rientrare. Torno a letto, ho tanta paura, lascio una luce accesa…la corrente è intermittente. E di nuovo trema il letto. Stavolta con minore intensità…poi crollo dal sonno, stanca e senza essere riuscita a versare una lacrima…quella
lacrime che forse mi avrebbe aiutata ad elaborare la paura.

07.00 suona la sveglia. Io ho sonno, sono stanca…la notte è stata difficile. Ma devo alzarmi, il mio amore mi aspetta a 150 km di distanza. Allora parto, carica di tanta gioia ma anche di tanta stanchezza.

Pensavo: ‘ Sarà una bella giornata…l’abbraccerò, la terrò stretta e forse riuscirò a far scendere queste lacrime terapeutiche…ne ho bisogno’.  Ma si sa…la vita è, come dire,
SORPRENDENTE.

Arrivo, la vedo, salgo in macchina, panino…e tanta voglia di un bacio. Ma non si può, non è lecito, non ci si può amare. Siamo due donne, non sta bene, è peccato, è scabroso. Quando l’amore  è di contrabbando bisogna sempre vigilare, esser cauti. Lei, la mia lei, la mia dolce lei è la cautela fatta persona, ma oggi ha ceduto, ha perso il controllo. Siamo andate su una spiaggia deserta, lontana da occhi indiscreti per scambiarci un tenero bacio, per sentire la mia pelle vicino alla sua, i nostri odori fondersi. Ma come abbiamo detto, la vita ci sorprende e ci regala cose mai viste e spesso mai chieste.

Mentre ci scambiamo questo bacio, una voce che chiama. Sua sorella ci ha beccate. Io la guardo, lei ci guarda. Io mi sono sentita pietrificata. Ho guardato la mia Vera, avrei voluto esser dentro di lei per capire cosa stesse provando. Ma non si poteva.

Vera: solamente il “nulla” era presente dentro la mia mente insieme a quella voce che mi chiamava per nome.

E ora? Che si fa ora? Sua sorella è sul piede di guerra ( senza averne diritto cazzo…non ne hai il diritto!!). Vera si avvicina. Capiamo che non andrà bene. Lo dirà a casa, ai genitori, ci sta andando.

Vera non la ferma. Lei non si ferma a parlare, a ragionare. Nonostante i suoi abbondanti anni si sta comportando come una ragazzina che fa la spia. Ho ancora il suo
volto davanti agli occhi.

Che fare? Entriamo in macchina, partiamo. Non c’è tempo, siamo stordite. Che fare? Camminiamo, Vera guida…che fare? Che fare?  Di certo non posso dormire a casa loro come avevamo pensato in precedenza. Penso di cercare un B&B ma Vera mi blocca: mi mette sul bus e mi spedisce a casa.

Io non volevo andar via. Volevo rimanere. Non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. Ma sapevo anche che Vera era in tilt più di quanto lo ero io e che aveva bisogno di tempo e di spazio tutto suo per riflettere e capire come e cosa fare.

In genere, anche senza motivo sono apprensiva, figuriamoci in questa situazione. Cosa avrà fatto sua sorella? L’avrà detto veramente? Con quale coraggio? Con quale CORAGGIO?

Io e Vera ci stavamo solo baciando…che diritto si ha di giudicare l’amore?

Decido di fermarmi a metà del cammino, di non rientrare a casa, per essere ‘più vicina’. Chiamo un’amica, mi faccio ospitare.

Chiamo la mia Vera, ha il telefono spento, o non raggiungibile. ‘dove sei amore mio…dove sei’.

Ho paura, ho tanta paura. Trascorre il pomeriggio tra qualche minuto al telefono con Vera e tanta paura. Ad un certo punto Vera dovrà pure rientrare a casa. che fare? Che farà? Cosa succederà?

Come sospettavo i carnefici si trasformano in vittime e,  l’unica persona a cui bisognava chieder scusa, cioè Vera,  si trasforma in peccatrice, incosciente, inaffidabile, ingrata, immatura.

L’unica persona che doveva essere abbracciata ancora più forte …

Ci sarebbe da scrivere un capitolo intero su quello che penso di questa sorella, ma per rispetto di Vera non lo farò, dico solo che avendole prestato un cellulare, ha ben pensato di colpirci fortemente chiedendole di restituirlo. Vera rimane senza cellulare. E io rimango in attesa di lei.

Finalmente intorno alle 21 squilla il mio cellulare. Vera era uscita  e aveva chiesto in prestito il cellulare di un’amica. ‘Ci vediamo domani…se riesco a partire, cercherò di
partire come avevamo deciso’ mi dice.

‘come farò a sapere se verrai? E se non riesci a partire?’. Vado a letto con questo dubbio. Verrà?

E il giorno dopo sono li, alla fermata del bus. Mi sento come un amante che da’ appuntamento alla sua amata e non sa’ se arriverà. Vedo arrivare il bus, cerco tra i posti, mentre lui cerca di parcheggiare. Non la vedo. ‘non è riuscita a partire’ mi dico. Attimo di dolore. Poi la vedo, arriva verso di me, mi da un bacio, l’abbraccio forte…fanculo al mondo intero…io me la tengo stretta.

E ora, mentre vi racconto queste cose, lei è qui, accanto a me, con i suoi dolci occhioni, ed io ogni tanto lascio con una mano la tastiera per accarezzarle il viso.

Stasera rientrerà a casa, e non sappiamo come saranno i giorni a venire. Di certo non sarà facile…di certo ci sarà da lottare…di certo affronteremo tutto insieme…

E poi ci chiedono perché il bisogno del Pride, perché chiediamo diritti e dignità. Ecco perché, perché l’amore non si può giudicare. MAI.

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