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Archive for febbraio 2014

Ero universitaria. Avevo circa 20 anni. Avevo preso casa vicino alla facoltà e, sempre in zona, vivevano delle mie amiche, che facevano parte come me di un movimento cattolico fondamentalista. Spesso andavo a trovarle per un caffè ed è li che ho conosciuto P.

P. era una mia collega, un tantino fuori corso. Simpaticissima e divertente. Abbiamo legato subito e abbiamo iniziato a sentirci e uscire insieme. Eravamo davvero …come dire…amiche. Per mesi abbiamo fatto ‘vita a due’. Mi piaceva respirarla e per la prima volta nella mia vita, il mio corpo lanciava segnali chiari. Desideravo un contatto fisico con lei.Lungi da me l’idea di essere lesbica. Era una parola che avevo sentito dire forse un paio di volte…ma nella mia mente l’omosessualità femminile non esisteva. Semplicemente io volevo bene a P. e lei ne voleva a me.

Passavamo ore ed ore a torturarci con dolci bacetti (sulle guance), fino al giorno in cui sono sbottata, mi sono alzata dal letto e le ho detto: ‘ vado a fare una passeggiata, siamo come due fidanzati, ci manca solo che ci baciamo!’. Avevo il cuore a mille e non solo il cuore.

Eravamo in vacanza con degli amici. Era il ponte del 25 aprile del 2003. Per tutto il giorno non ci siamo guardate neanche in faccia. La sera poi lei mi ha gridato in faccia: ‘ ma cosa pensi che ti salto addosso?’. Ero seduta sul divano e ho iniziato a piangere. Lacrime inconsolabili. Lacrimoni che non dimenticherò  mai. Singhiozzavo: ‘ Non ho paura di te! Ho paura di me! Sono io che ti voglio baciare!’. Pensavo che non mi avrebbe più rivolto la parola e invece che fa? Si avvicina e mi bacia.

Avevo baciato un paio di ragazzi prima d’allora, ma quello che provavo in quel momento era fortissimo, qualcosa che non avevo mai provato. Mi girava la testa! Ero felice! Eravamo felici!. Così felici che rientrando a casa abbiamo comunicato a tutti i nostri amici che stavamo insieme. Lo facevamo con candore, non avevamo idea di cosa ci fosse fuori dal nostro piccolo mondo, fatto di libri di pedagogia e patate gratinate.

La cosa arrivò all’orecchio della responsabile del movimento fondamentalista di cui facevo parte e sono stata convocata per un colloquio. Mi fu detto che ‘non è volontà di Dio’ e che ‘è un rapporto non sano’ e ancora ‘ hai bisogno di aiuto’.

Ai tempi ero una fondamentalista anche io e mi affidai e fidai di quelle parole. Erano le tre del mattino quando telefonai a P. e le dissi quello che avevano detto a me. Se dovessi chiedere perdono a qualcuno, penso che dovrei chiedere perdono proprio a lei. L’ho fatta soffrire tantissimo. Lei mi disse: ‘chi sono queste persone per dirti che è sbagliato?’. Ma io ero fondamentalista e le parole della mia responsabile erano per me ‘la volontà di dio’. Mi è stato quindi ‘suggerito’, per non incontrarla di trasferirmi presso la casa di altre persone del movimento a 300 chilomentri di distanza.

Ne ho sofferto anche io, ma ero forte del fatto che avevo fatto una cosa gradita a dio. Ho preso questo evento amoroso e l’ho chiuso in un cassetto. Da qui inizia il mio periodo omofobo. Quando venivo a sapere che qualcuno era omosessuale facevo di tutto per poterci parlare e dire: ‘ ehi sorella, fratello, non sei nella volontà di dio.’ Era un bisogno impellente per me. Dovevo necessariamente dire loro che stavano sbagliando e che sarebbero andati all’inferno. In pratica facevo con loro quello che avevano fatto a me.

Ho frequentato dei ragazzi, ma non riuscivo neanche lontanamente a provare quello che avevo provato con P. Nel 2007 ho conosciuto M. e abbiamo iniziato una relazione. Una relazione fatta di torture mentali, di rosari recitati in ginocchio, di pellegrinaggi e adorazioni notturne. Per non peccare, per non sbagliare, per non cadere in tentazione.

Nel 2009 ho conosciuto N., quando la storia con M. scemava e lei frequentava un ragazzo. N. era la donna più incasinata che potessi incontrare, ma anche colei che mi ha dato la libertà. Io innamorata persa di lei, lesbica dichiarata e bellissima. Io ragazzetta di paese, lei donna di città. Sud e Nord. Mi ha dato la libertà perchè mi ha insegnato che nessuno può arrogarsi il diritto di dirmi qual è la volontà di dio…e mi ha insegnato che l’amore è qualcosa di splendido. Mi ha insegnato il rispetto per la mia compagna e oggi non sarei quella che sono se non l’avessi conosciuta.

Se oggi sono una donna libera e onesta con me stessa, se oggi sono una donna che vive il rapporto di coppia in modo molto equilibrato, è grazie a lei.  Oggi la mia Vera può avermi tutta per se, perchè ho lottato contro le catene dell’omofobia, quelle catene che mi torturavano l’anima e non mi permettevano di essere ciò che sono…

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Sono passati tre anni da quando ci siamo conosciute. Tutto è nato su un forum di omosessuali credenti di cui non metto il link perchè non voglio pubblicizzarlo, non condividendone più lo stile. Ci scambiavamo centinaia di messaggi in chat. Poi ci siamo incontrare il 26 marzo a Palermo. Era un giorno piovoso e freddo. Molto freddo. Vera era tesissima. Ero la prima donna omosessuale che incontrava e, soprattutto, che la corteggiava. Abbiamo vagato per le vie di Palermo, infreddolite. Abbiamo pranzato a ‘ Le terrazze di Cavour’ e lei non ha permesso che pagassi io ( che mi ero fatta prestare i soldi da mio fratello per l’occasione!). Poi siamo state a Villa Giulia, il posto meno adatto per una passeggiata romantica con 6 gradi di temperatura. Ho cercato di strapparle un bacio, ma senza successo XD

Tre anni belli, anche se non facili. Tre anni importanti, di consapevolezza. Tre anni in cui abbiamo costruito ( o cercato di costruire). Abbiamo cercato di metter basi solide. Abbiamo un rapporto molto intimo, di condivisione profonda. C’è tanta sintonia. E’ un rapporto che posso definire maturo.

Oggi mi è tornata in mente la prima canzone che le ho dedicato…e la condivido con voi.

 

Buongiorno bambina
il sole ti guarda ormai
non hai più paura
restare sola vuoi
per il momento
stai ancora sognando ma
oh dolce bambina
ti muovi nel mondo ormai
e tu come me
non sai che ci sarà
oltre quel muro
ma con la voglia nel cuore che tu hai
cerchi la vita oltre l’azzurro di quel cielo
e sai che non è ancora finita
camminerai lungo le strade aperte di una vita
appena cominciata
e anche se tu avrai la testa confusa
non dovrai più fermarti così
continuerai fino alla morte
a cercar di trovare la tua dolce vita
incontrerai mille problemi ma qualcosa nell’aria
ti farà sperare
sempre di più con gli occhi immersi nel vento
tu capirai che questa vita non mente
buongiorno bambina
è un nuovo giorno ormai
ma tu come prima
tu non ti fermi vai
per la tua strada
senza alcuna paura come me

…e un giorno…un giorno…spero di poterla sposare…perchè è davvero una donna eccezionale. Le mie amiche dicono: ‘ Per star con te…deve esserlo per forza. Ci vuole tanta forza di volontà XD ‘

Scusate la mielitudine…ma oggi ci sta!

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