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Archive for giugno 2011

Domenica pomeriggio mentre io sonnecchiavo, la mia Vera vagava su internet. Ad un certo punto ha trovato il blog gridoallaluna e ha letto uno scritto che mi ha fatto leggere e che ci ha emozionato e legato ancora di più. Adesso io lo condivido con voi…perchè l’amore, qualunque forma abbia, emoziona sempre.

Oggi scrivo per te, amore mio

Oggi scrivo per te, amore mio. Scrivo per dirti, qui ed ora, che ti amo.

Amo ogni istante che trascorro con te.
Amo ogni respiro che fai. Amo ogni centimetro della tua pelle. Amo ogni
battito delle tue ciglia.

Amo ciò che siamo insieme. Amo ciò che non siamo.

Amo come ridiamo delle stesse cose. Amo i
battiti sincronizzati dei nostri cuori. Amo l’assoluta incoscienza con
cui affrontiamo il mondo sapendo la forza che abbiamo.

Amo come sai essere forte e con i piedi piantati per terra. Ed amo le fragilità che si svelano solo ai miei occhi.

Amo quel che di te trovo dentro di me. Ed amo specchiarmi nei tuoi occhi.

Amo le nostre somiglianze. Ed amo le nostre differenze.

Amo le tue esuberanze. Ed amo il tuo lato oscuro.

Amo il tuo odore. Amo il tuo sapore. Amo il tuo abbandono. Amo il tuo piacere.

Amo i tuoi occhi color sottobosco. Amo i tuoi chili di troppo. Amo le tue rughe. Tutte.

Amo il nostro oggi. Amo quel che domani ci porterà.

Oggi scrivo per me, amore mio.

Auguri.

interamente tratto da  http://gridoallaluna.wordpress.com/2011/03/30/oggi-scrivo-per-te-amore-mio/

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non mi aspettavo che sarebbe  potuto accadere a me…

da tempo era in partenza una lettera con cui avrei parlato di me.

Ebbene….con tanta fatica l’ho fatto.

Scrivere non è stato semplice, l’ho letta e riletta. Col cuore in gola finalmente l’ho spedita…ma, arcano mistero, non è mai arrivata a destinazione.

Non è stata ricevuta da nessuno né è tornata al mittente, semplicemente non so che fine abbia fatto.

Ma non poteva finire così….

Non avevo nessuna intenzione di precipitare i tempi per fare coming out, in genere mi prendo tutto il tempo di cui ho bisogno prima di fare o dire qualcosa, invece certe volte l’imprevisto è dietro l’angolo…quello di casa.

Un bacio rubato tra gli spruzzi delle onde è stato decisivo perché tutto precipitasse…sono precipitata anch’io dall’alto della mia, più o meno, raggiunta stabilità dopo circa un anno e mezzo di psicoterapia.

Non potevo crederci, sentirmi chiamare per nome in quel momento è stato come perdere tutte le mie certezze…scoperta da mia sorella che con tutta la sua chiusura mi ha chiamata “lesbica” senza un briciolo di umanità.

Ma posso pure capirla…non se lo aspettava, non se lo immaginava…una lesbica a casa? Fin quando si parla dei figli o dei fratelli degli altri tutto bene, più o meno.

Il confronto è stato duro, l’incapacità di vedermi con occhi di sorella è stato evidente…il suo sguardo e le sue parole erano taglienti come lame. Pensavo di saper reggere il confronto, ma quando è così forte non reggo…dopo un paio di frasi urlate scambievolmente mi sono chiusa in camera e pensavo che era finita ancor prima di iniziare.

Poi mia madre, a cui è stato rapportato l’accaduto, dice solo che non se lo aspettava…era la delusione in persona, lo sguardo spento, gli occhi bassi.

Mi avevano consigliato di non confermare niente, di negare anche l’evidenza di un bacio..”. Chissà  che hai visto” avrei dovuto dire, ma non ce l’ho fatta…mi sentivo più forte dicendo la verità, così non ho negato…ho detto “un anno di psicoterapia” mi ha ridato il sorriso e fatto sentire bene più di quanto fossi riuscita io e gli altri in quarant’anni.

Non so ancora cosa accadrà, non so ancora quali saranno le loro decisioni nei miei confronti…so comunque che venerdì scorso ho dormito ripetendomi tra le lacrime “sei una donna vera”.

In tutto questo non sono stata sola, lei era ed è con me….la stessa sofferenza, la stessa preoccupazione e tanta dolcezza.

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00.02 letto porte e finestre cominciano a tremare. È arrivato, come sempre, puntuale, ogni anno, ma quest’anno con più intensità. Cinque secondi, cinque lunghi, interminabili, terribili  secondi. Salto giù dal letto, prendo occhiali e cellulare (beni di primissima necessità) e scappo in strada, come tutti. Rimaniamo in strada qualche ora, poi la stanchezza e un pizzico di rassegnazione (arriverà quando dice lui, vince sempre) ci fanno rientrare. Torno a letto, ho tanta paura, lascio una luce accesa…la corrente è intermittente. E di nuovo trema il letto. Stavolta con minore intensità…poi crollo dal sonno, stanca e senza essere riuscita a versare una lacrima…quella
lacrime che forse mi avrebbe aiutata ad elaborare la paura.

07.00 suona la sveglia. Io ho sonno, sono stanca…la notte è stata difficile. Ma devo alzarmi, il mio amore mi aspetta a 150 km di distanza. Allora parto, carica di tanta gioia ma anche di tanta stanchezza.

Pensavo: ‘ Sarà una bella giornata…l’abbraccerò, la terrò stretta e forse riuscirò a far scendere queste lacrime terapeutiche…ne ho bisogno’.  Ma si sa…la vita è, come dire,
SORPRENDENTE.

Arrivo, la vedo, salgo in macchina, panino…e tanta voglia di un bacio. Ma non si può, non è lecito, non ci si può amare. Siamo due donne, non sta bene, è peccato, è scabroso. Quando l’amore  è di contrabbando bisogna sempre vigilare, esser cauti. Lei, la mia lei, la mia dolce lei è la cautela fatta persona, ma oggi ha ceduto, ha perso il controllo. Siamo andate su una spiaggia deserta, lontana da occhi indiscreti per scambiarci un tenero bacio, per sentire la mia pelle vicino alla sua, i nostri odori fondersi. Ma come abbiamo detto, la vita ci sorprende e ci regala cose mai viste e spesso mai chieste.

Mentre ci scambiamo questo bacio, una voce che chiama. Sua sorella ci ha beccate. Io la guardo, lei ci guarda. Io mi sono sentita pietrificata. Ho guardato la mia Vera, avrei voluto esser dentro di lei per capire cosa stesse provando. Ma non si poteva.

Vera: solamente il “nulla” era presente dentro la mia mente insieme a quella voce che mi chiamava per nome.

E ora? Che si fa ora? Sua sorella è sul piede di guerra ( senza averne diritto cazzo…non ne hai il diritto!!). Vera si avvicina. Capiamo che non andrà bene. Lo dirà a casa, ai genitori, ci sta andando.

Vera non la ferma. Lei non si ferma a parlare, a ragionare. Nonostante i suoi abbondanti anni si sta comportando come una ragazzina che fa la spia. Ho ancora il suo
volto davanti agli occhi.

Che fare? Entriamo in macchina, partiamo. Non c’è tempo, siamo stordite. Che fare? Camminiamo, Vera guida…che fare? Che fare?  Di certo non posso dormire a casa loro come avevamo pensato in precedenza. Penso di cercare un B&B ma Vera mi blocca: mi mette sul bus e mi spedisce a casa.

Io non volevo andar via. Volevo rimanere. Non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. Ma sapevo anche che Vera era in tilt più di quanto lo ero io e che aveva bisogno di tempo e di spazio tutto suo per riflettere e capire come e cosa fare.

In genere, anche senza motivo sono apprensiva, figuriamoci in questa situazione. Cosa avrà fatto sua sorella? L’avrà detto veramente? Con quale coraggio? Con quale CORAGGIO?

Io e Vera ci stavamo solo baciando…che diritto si ha di giudicare l’amore?

Decido di fermarmi a metà del cammino, di non rientrare a casa, per essere ‘più vicina’. Chiamo un’amica, mi faccio ospitare.

Chiamo la mia Vera, ha il telefono spento, o non raggiungibile. ‘dove sei amore mio…dove sei’.

Ho paura, ho tanta paura. Trascorre il pomeriggio tra qualche minuto al telefono con Vera e tanta paura. Ad un certo punto Vera dovrà pure rientrare a casa. che fare? Che farà? Cosa succederà?

Come sospettavo i carnefici si trasformano in vittime e,  l’unica persona a cui bisognava chieder scusa, cioè Vera,  si trasforma in peccatrice, incosciente, inaffidabile, ingrata, immatura.

L’unica persona che doveva essere abbracciata ancora più forte …

Ci sarebbe da scrivere un capitolo intero su quello che penso di questa sorella, ma per rispetto di Vera non lo farò, dico solo che avendole prestato un cellulare, ha ben pensato di colpirci fortemente chiedendole di restituirlo. Vera rimane senza cellulare. E io rimango in attesa di lei.

Finalmente intorno alle 21 squilla il mio cellulare. Vera era uscita  e aveva chiesto in prestito il cellulare di un’amica. ‘Ci vediamo domani…se riesco a partire, cercherò di
partire come avevamo deciso’ mi dice.

‘come farò a sapere se verrai? E se non riesci a partire?’. Vado a letto con questo dubbio. Verrà?

E il giorno dopo sono li, alla fermata del bus. Mi sento come un amante che da’ appuntamento alla sua amata e non sa’ se arriverà. Vedo arrivare il bus, cerco tra i posti, mentre lui cerca di parcheggiare. Non la vedo. ‘non è riuscita a partire’ mi dico. Attimo di dolore. Poi la vedo, arriva verso di me, mi da un bacio, l’abbraccio forte…fanculo al mondo intero…io me la tengo stretta.

E ora, mentre vi racconto queste cose, lei è qui, accanto a me, con i suoi dolci occhioni, ed io ogni tanto lascio con una mano la tastiera per accarezzarle il viso.

Stasera rientrerà a casa, e non sappiamo come saranno i giorni a venire. Di certo non sarà facile…di certo ci sarà da lottare…di certo affronteremo tutto insieme…

E poi ci chiedono perché il bisogno del Pride, perché chiediamo diritti e dignità. Ecco perché, perché l’amore non si può giudicare. MAI.

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Io e Ariella ci siamo conosciute due anni fa su un forum di vegani. Io ero una giovane piena di domande sullo stile di vita vegan, e lei…una tipa un po’ fuori le righe che mi ha adottata 🙂

Ha iniziato col darmi qualche dritta in riferimento all’alimentazione. Mi piaceva leggere ciò che mi scriveva…i suoi modi semplici, pungenti e a tratti irriverenti mi divertivano e spalancavano  i  miei orizzonti.

Fino ad allora (dicembre 2008) io ero vissuta in  un ambiente (cattolico) ovattato, dove purtroppo spesso passa l’idea che noi siamo i buoni e fuori, si, fuori dalle nostre case, dalle nostre associazioni, dalle nostre chiese ci sono i cattivi.

Con Ariella, non so perchè, è stato tutto semplice. Da subito, ma proprio subito, mi sono sentita accolta, anche quando facevo mille domande. E io le ho subito voluto bene, anche quando in modo irriverente punzecchiava ( e punzecchia) la Chiesa.

Ci siamo scritte, ma neanche tanto. Di tanto in tanto sbircio il blog o la sua pagina di facebook (ah benedetta tecnologia). Un giorno di non molto tempo fa ci siamo viste in cam e dopo più di un’ora di chiacchierata mi sono resa conto che era la prima volta che ci vedevamo!! strano…era stato così…normale!!!

Telefono? Beh..ci siamo sentite precisamente due volte. Sms? No, forse solo qualcuno di servizio.

Con Ariella ho condiviso le piccole gioie della scoperta vegan, l’emozione nel cucinare le prime ricette, perplessità sulla vita e anche qualche dolore e un po’ di stupore. La bellezza di questa donna è che non si scompone…sa ascoltare…e sa volerti bene così come sei…così per come ti hanno montato.

Ariella è, come scrisse lei nel post VEGAN DEL MESE di maggio 2008 , una sorella maggiore. Io la sento davvero come tale. So per certo, che se avessi bisogno (proprio come ne ho già avuto), lei ci sarebbe, sempre lì, pronta a battagliare e ad offrirmi una battuta capace di strapparmi un sorriso.

Se vi state chiedendo perchè mai sto scrivendo queste cose, ve lo dico subito: Non importa quale sia il vostro credo, non importa che viviate a Pordenone, a Latina o a Ragusa, e ancora…non importa sentirsi ogni giorno o incontrarsi spesso, quello che importa veramente è il rispetto, quello che importa davvero è l’accoglienza dell’altro.

E io…in quel soldo di cacio della Martino ho trovato tutto questo.

Grazie Ariella per il lavoraccio che porti avanti col blog, è importante per tutti quelli che, anche per caso ( ma esiste il caso?…come dici tu in maggio 2008), ci sbattono contro.

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I ladri, i truffatori…questa gentaglia dovrebbe stare in carcere…e quanto meno dovremmo avere la possibilità di prenderli a pedate nel culo.

Ecco, vi giro un link che vi dirà tante cose sui sedicenti vegan…

http://www.veganhome.it/forum/cosmetici-abbigliamento/lista-vivo-lista-lav-lista-veganok/

Bisogna colpire questa gente, boicottare, boicottare, boicottare…

In giro c’è gente che si spaccia per vegan, si inventa certificazioni e sul forum vegan si permette di comportarsi da fascista. Indovinate chi è? A chi vince …una cena vegan a casa…non certificata ma vera!

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Dopo aver fatto coming out con mia sorella, le mie amiche mi dicevano: ‘parla con tuo fratello’. A me non passava neanche per l’anticamera del cervello. In fondo io e lui non avevamo mai avuto nulla da spartire. Due estranei nella stessa casa. Un giorno, in uno dei miei tanti viaggi, ero sul treno e non so come sia successo, ma mi sono ritrovata a messaggiare con lui. Tra i tanti discorsi lui mi parlava di donne e del fatto che noi donne siamo ‘strane’. Senza rifletterci su, ad un certo punto, gli ho chiesto: ‘ ma per caso sei gay?’. Lui si è fatto una sonora risata (questo l’ho scoperto dopo) e mi ha detto: ‘no, il fatto che non capisca le donne non vuol dire che sono gay’. Beh, non ha tutti i torti, ma forse in fondo ho fatto a lui la domanda che volevo che mi facesse lui, infatti… ‘e tu?’.

Con le mani tremanti ho risposto: ‘si, sono lesbica’. Ho premuto invio e ho atteso la sua risposta: ‘ti stimo’. Sono rimasta un po’ senza parole e lui ha continuato: ‘ ti ringrazio perchè me l’hai detto…ora capisco tante cose di te…non importa che tu sia innamorata di un uomo o di una donna, quello che importa è che io voglio bene a te e tu vuoi bene a me’.

Non serve aggiungere altro…

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conchiglioni

granulato di soia

pomodoro

mozzarisella

pangrattato

olio

spellare e tagliare a piccoli pezzi il pomodoro. Tagliare la mozzarisella a cubetti. Preparare il granulato di soia come indicato sulla busta.

Dopo di che: cuocere i conchiglioni e scolarli stando attenti a non farli né scuocere, né attaccare tra di loro. Mettere in una scodella il pomodoro, la soia e la mozzerisella. Quando la pasta è fredda tanto da poterla maneggiare, prendere i conchiglioni uno per volta e riempirli con il composto che c’è nella scodella. Passarli nell’olio, poi nel pangrattato e friggere…da mangiare caldi…che bontà!!!

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