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Posts Tagged ‘omosessualità’

 

Oggi mi sono data alle grandi pulizie. Ultimamente sono diventata più ordinata, per la gioia della mia Vera. Come sempre la musica mi fa compagnia. Non so perchè, ma capita spesso di ascoltare dei brani, pensare a lei e commuovermi.

Penso a questi anni trascorsi insieme. Penso alla prima volta che ci siamo incrociate sul web e a quante cose sono accadute da allora.

Siamo cresciute insieme, tra sorrisi, solletico, esperimenti culinari, lacrime, liti e un paio di birre.

Lei, la donna dalle mille gaffes. Io sempre scapestrata. Entrambe con i piedi saldi per terra e la testa per aria.

Lei dolce e forte allo stesso tempo. Io sempre curiosa, che non sto mai ferma.

Lei silenziosa. Io che parlo parlo parlo.

La guardo a volte, mentre dorme. Penso a quanto sia bella. Di una bellezza pura e disarmante. Acqua e sapone. La guardo e mi batte forte il cuore. La guardo e non vorrei essere in altro posto che li, accanto a lei.

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Non scrivo da tantissimo e chiedo perdono.  Avrei voluto scrivere 3 post diversi, ma non ho molto tempo e capirete a breve il perchè. Vi faccio un riassunto con la speranza di non scordare nulla.

A gennaio (mi pare) io e Vera ci siamo lasciate. Io  sono stata una stronza e l’ho fatta soffrire. Nell’ultimo anno lei era stata un po’ assente, dava per scontata la mia presenza nella sua vita e io mi sono sentita trascurata e ho fatto casino.

Ci siamo lasciate in modo doloroso, ma nonostante abbia voluto io questa separazione, non riuscivo a staccarmi del tutto da lei e la cercavo. Bella stronza sono stata. Lo so.

Un mese di dubbi, di perplessità. Di lacrime. Poi ho capito che l’unica cosa che dovevo fare era crescere e capire che la vita di coppia è fatta di tante cose e che le farfalle nello stomaco servono, ma non sono tutto.

Abbiamo deciso di ritornare insieme e di rimettere insieme i pezzi. Non è stato facile, ma ci siamo riuscite. In questa occasione io ho detto a Vera che la distanza mi faceva scoppiare e che volevo fare la pazzia di andare a vivere nella sua città al più presto. Ho iniziato a mandare cv ma senza fortuna. Come fare?

La mattina del 25 aprile mi ha telefonato ridendo e chiedendomi se volevo andare a lavorare nella cucina del bar di suo fratello!!! Mi si è fermato il cuore. Di botto, così, senza ma e senza se…avevo la possibilità di partire. Che fare?

Ho deciso di buttarmi e di avere quindi modo di vivere a stretto contatto con lei, cosa per noi totalmente nuova, visti gli anni di pendolarismo.

Abbiamo preso così casa e viviamo insieme da meno di un mese. Non vi nascondo che ho trascorso i primi tre giorni con l’angoscia nel cuore, pensando di aver fatto la cazzata del secolo. Il quarto giorno mi sono svegliata, l’ho guardata e mi sono sentita felice. Mi ero sempre chiesta come fosse vedersi tutti i giorni e ‘stare’ insieme. Ora lo so. E’ normale.

Vera ha fatto quindi un salto…venendo a vivere con me sin dal primo giorno, cosa che in realtà non mi aspettavo. Ovviamente sua madre continuava ad essere contraria.

Dopo qualche giorno dall’arrivo in città, mentre lavoravo, entra in cucina mia cognata e inizia il racconto:

‘ Non sai cosa mi è successo. Ero in macchina con mio suocero ( il papà di Vera ) e discutevamo del fatto che a casa Vera stava litigando con sua madre. Lui mi dice : ‘io lo so perchè litigano. Litigano perchè credo Vera vuole vivere con quella ragazza e mia moglie non l’accetta. Non ha capito che se è la sua serenità noi dobbiamo accettarlo’.

Non credevo alle mie orecchie. Il papà di Vera, zitto zitto aveva capito tutto e aveva deciso di accettare tutto per la felicità di sua figlia. Ora capite bene che avere tutta la famiglia dalla nostra eccetto sua madre mi dava molta tranquillità. Col tempo avrebbe ceduto anche lui.

Ancora qualche giorno dopo mi telefona l’altra mia cognata: – Ho parlato con mia madre. Ha deciso di cedere. Vuole sapere se vuoi andare a cena a casa sua.

Cosaaaaaaaaaaaaaa? Ha ceduto? Io e Vera eravamo sconvolte. Troppe cose nuove in pochi giorni, in una settimana.

Morale della favola, abbiamo mangiato già due volte in pochi giorni a casa dei suoi genitori.

Ragazzi le cose cambiano…ci vuole tempo magari…ma cambiano…

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Ero universitaria. Avevo circa 20 anni. Avevo preso casa vicino alla facoltà e, sempre in zona, vivevano delle mie amiche, che facevano parte come me di un movimento cattolico fondamentalista. Spesso andavo a trovarle per un caffè ed è li che ho conosciuto P.

P. era una mia collega, un tantino fuori corso. Simpaticissima e divertente. Abbiamo legato subito e abbiamo iniziato a sentirci e uscire insieme. Eravamo davvero …come dire…amiche. Per mesi abbiamo fatto ‘vita a due’. Mi piaceva respirarla e per la prima volta nella mia vita, il mio corpo lanciava segnali chiari. Desideravo un contatto fisico con lei.Lungi da me l’idea di essere lesbica. Era una parola che avevo sentito dire forse un paio di volte…ma nella mia mente l’omosessualità femminile non esisteva. Semplicemente io volevo bene a P. e lei ne voleva a me.

Passavamo ore ed ore a torturarci con dolci bacetti (sulle guance), fino al giorno in cui sono sbottata, mi sono alzata dal letto e le ho detto: ‘ vado a fare una passeggiata, siamo come due fidanzati, ci manca solo che ci baciamo!’. Avevo il cuore a mille e non solo il cuore.

Eravamo in vacanza con degli amici. Era il ponte del 25 aprile del 2003. Per tutto il giorno non ci siamo guardate neanche in faccia. La sera poi lei mi ha gridato in faccia: ‘ ma cosa pensi che ti salto addosso?’. Ero seduta sul divano e ho iniziato a piangere. Lacrime inconsolabili. Lacrimoni che non dimenticherò  mai. Singhiozzavo: ‘ Non ho paura di te! Ho paura di me! Sono io che ti voglio baciare!’. Pensavo che non mi avrebbe più rivolto la parola e invece che fa? Si avvicina e mi bacia.

Avevo baciato un paio di ragazzi prima d’allora, ma quello che provavo in quel momento era fortissimo, qualcosa che non avevo mai provato. Mi girava la testa! Ero felice! Eravamo felici!. Così felici che rientrando a casa abbiamo comunicato a tutti i nostri amici che stavamo insieme. Lo facevamo con candore, non avevamo idea di cosa ci fosse fuori dal nostro piccolo mondo, fatto di libri di pedagogia e patate gratinate.

La cosa arrivò all’orecchio della responsabile del movimento fondamentalista di cui facevo parte e sono stata convocata per un colloquio. Mi fu detto che ‘non è volontà di Dio’ e che ‘è un rapporto non sano’ e ancora ‘ hai bisogno di aiuto’.

Ai tempi ero una fondamentalista anche io e mi affidai e fidai di quelle parole. Erano le tre del mattino quando telefonai a P. e le dissi quello che avevano detto a me. Se dovessi chiedere perdono a qualcuno, penso che dovrei chiedere perdono proprio a lei. L’ho fatta soffrire tantissimo. Lei mi disse: ‘chi sono queste persone per dirti che è sbagliato?’. Ma io ero fondamentalista e le parole della mia responsabile erano per me ‘la volontà di dio’. Mi è stato quindi ‘suggerito’, per non incontrarla di trasferirmi presso la casa di altre persone del movimento a 300 chilomentri di distanza.

Ne ho sofferto anche io, ma ero forte del fatto che avevo fatto una cosa gradita a dio. Ho preso questo evento amoroso e l’ho chiuso in un cassetto. Da qui inizia il mio periodo omofobo. Quando venivo a sapere che qualcuno era omosessuale facevo di tutto per poterci parlare e dire: ‘ ehi sorella, fratello, non sei nella volontà di dio.’ Era un bisogno impellente per me. Dovevo necessariamente dire loro che stavano sbagliando e che sarebbero andati all’inferno. In pratica facevo con loro quello che avevano fatto a me.

Ho frequentato dei ragazzi, ma non riuscivo neanche lontanamente a provare quello che avevo provato con P. Nel 2007 ho conosciuto M. e abbiamo iniziato una relazione. Una relazione fatta di torture mentali, di rosari recitati in ginocchio, di pellegrinaggi e adorazioni notturne. Per non peccare, per non sbagliare, per non cadere in tentazione.

Nel 2009 ho conosciuto N., quando la storia con M. scemava e lei frequentava un ragazzo. N. era la donna più incasinata che potessi incontrare, ma anche colei che mi ha dato la libertà. Io innamorata persa di lei, lesbica dichiarata e bellissima. Io ragazzetta di paese, lei donna di città. Sud e Nord. Mi ha dato la libertà perchè mi ha insegnato che nessuno può arrogarsi il diritto di dirmi qual è la volontà di dio…e mi ha insegnato che l’amore è qualcosa di splendido. Mi ha insegnato il rispetto per la mia compagna e oggi non sarei quella che sono se non l’avessi conosciuta.

Se oggi sono una donna libera e onesta con me stessa, se oggi sono una donna che vive il rapporto di coppia in modo molto equilibrato, è grazie a lei.  Oggi la mia Vera può avermi tutta per se, perchè ho lottato contro le catene dell’omofobia, quelle catene che mi torturavano l’anima e non mi permettevano di essere ciò che sono…

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In questi giorni, non so perchè, mi torna in mente il passato. Un passato ormai passato, ma che mi fa sempre ‘tremare’, mi mette a volte angoscia.

Da bambina guardavo le mie compagnette e mi sentivo diversa da loro. Proprio non le capivo. Erano ‘strane’. Crescendo, guardavo le mie compagne di scuola e…anche loro strane. Mi sembravano ‘banali’. Le mie amiche avevano il fidanzato, a me piaceva giocare a pallone, ma in qualche modo cercavo di adeguarmie mi facevo piacere ora tizio ora caio per non sentirmi troppo diversa.

La sera, quando andavo a dormire, sognavo di baciare però questa o quella ragazza. Erano sogni, desideri, sensazioni che mi facevano stare bene. Mi rilassavano e dormivo serena.   Avevo qualche fidanzatino, ma per me era più angoscia che altro. Ogni approccio fisico mi lasciava sempre insoddisfatta. Concedermi ad un uomo mi faceva sentire violentata. Quindi evitavo.

Quando all’università conobbi P. la mia vita cambio. Non pensai neanche per un attimo di cucirmi addosso un’etichetta. Non pensavo: sono lesbica. Io mi ero innamorata, per la prima volta. Per la prima volta mi sentivo felice. FELICE. Era amore, e a me questo bastava.

Ne parlavo con le altre colleghe/amiche con semplicità, perchè semplice era quello che provavo. Fin quando… la mia guida spirituale mi disse che era peccato. Ecco cos’ha sporcato la bellezza di ciò che vivevo. Lasciai P. credendo davvero che fosse la cosa giusta. In realtà adesso P. è sposata…quindi forse è stata comunque la cosa giusta.

Misi da parte l’AMORE, e cercai di omologarmi, di standardizzare i sentimenti. Col tempo il ricordo di un amore travolgente lasciò posto solo all’idea di un amore noioso e non appagante per gli uomini.

Quando vidi M. per la prima volta ne rimasi colpita. Una ragazza bellissima. Ma non si poteva. Non si doveva. Ma era una calamita…

Tre anni di sensi di colpa. Di dolore. Poi la storia finì e comunque fu un bene.

Poi arrivò N. e grazie a lei…oggi sono ciò che sono. Da un lato mi dicevo che non potevo, non volevo. Ma dall’altro lato ero già perdutamente innamorata.

Ed eccomi oggi con Vera. Oggi sono una donna libera ( o quasi). Ma quanto dolore!! Quanti anni di lacrime. Ho combattuto con me stessa per circa 15 anni. Ma non ci si può nascondere dietro ad un dito. Non puoi rinnegare ciò che sei, ed essere una persona equilibrata e felice.

Vorrei che nessuno vivesse quello che ho vissuto io. Per questo scrivo e scrivo ancora.

Scrivo per te che ti sei imbattut* impaurit* in questo blog, cercando come un ladro la parola gay, lesbica, transessuale, bisessuale.

Non sei sol*.

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Eh già. E’ passato un anno da quando abbiamo colto un certo interesse… da quando, tu impaurita e io terrorizzata ci siamo ritrovate a scivere chilometri e chilometri di frasi, di parole e concetti tremanti.

Un anno è passato. Quanti dubbi. Quante incerte. Sarà amore?  E un anno è passato e ora ci troviamo qui..a progettare la nostra casa insieme. Le pareti le facciamo bianche? beige? e  i bicchieri? e il letto dove lo mettiamo? A volte ho un po’ paura. Ma poi penso che stare insieme è davvero la cosa più naturale di questo mondo.

E questo mondo con te ha preso consistenza. Ora so che i sogni possono diventare realtà. E so che una vita sana, serena, ricca di cose semplici e belle è possibile. Grazie mia dolce Vera.

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Eccomi qua, ancora una volta. Scusate l’assenza, ma a volte la vita ci regala eventi inaspettati…

Sabato io e Vera ci siamo viste. Era passato un mese dall’ultima volta. Viviamo nella stessa regione, ma da casa mia a casa sua ci sono 297 km (solo andata) quindi è un po’ complicato vederci spesso. Il problema più grosso però si chiama: euro. Per vederci a metà strada spendiamo circa 35 euro in due…io non lavoro, lei poco…insomma non è facile, ma teniamo duro.

Come dicevo sabato ci siamo viste. Lei è sempre più bella. Ha quegli occhi belli, luminosi…l’odore della sua pella scatena in me qualcosa che non si può dire perchè mi leggono anche i minori di 18 anni. Ogni volta che ci incontriamo a metà strada la domanda è sempre la stessa: ‘che faremo?’…stare a zonzo tutto il giorno è pesante. Sabato finalmente abbiamo trovato la soluzione senza volerlo: libreria.

Ebbene si, abbiamo trascorso un sabato strepitoso in una famosa libreria. Ecco un po’ cos’è successo. Dopo aver mangiucchiato un po’ un bisogno fisiologico ha preso possesso delle nostre menti. Dove andare? In libreria. Far pipì nei bagni della libreria ha il suo fascino. 😉


Siamo andate nella libreria da boicottare perchè era la più vicina e visto che c’eravamo abbiamo iniziato a sbirciare qualche libro. Ne cercavo uno in particolare e, poichè non lo trovavo, ho chiesto alla commessa. Mi sono quindi seduta e ho sfogliato. In genere, la gente lascia i libri che ha preso dagli scaffali sul tavolo. Io presa dalla mia pigrizia volevo fare la stessa cosa, ma Vera mi ha spronato a rimetterlo al suo posto. Mentre lo riponevo nello scaffale sento una voce che mi dice: ‘grazie’. Mi fermo. Mi giro ed era la commessa con un gran sorriso: ‘grazie -ripete – davvero gentile a rimetterlo a posto’. L’educazione e la delicatezza non hanno prezzo.

Poi siamo andate in un’altra libreria, più bella e più trafficata dell’altra. In questa libreria ci sono delle deliziose poltroncine. Io e Vera abbiamo preso un libro ciascuno e…abbiamo letto…non so se si possa fare…leggere un intero libro dico…ma noi l’abbiamo fatto…erano manuali, quindi scorrevoli…ma ci siamo divertite un mondo!

Ogni tanto scambiavamo qualche parola, due risate, ci scambiavamo i libri per leggere qualche citazione…pomeriggio rilassante e bello…bello quasi quanto lei!

 

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Non commento. Vi giro solo questo articolo:

Chi è quello lì? Dice che gli omosessuali non devono esistere! Forse non ho capito bene, dice che esistono, ma non hanno alcun diritto e non devono averne, perche gli unici ad avere diritti e a poter acquisirne maggiormente (essendo favoriti-agiati nella nostra società) sono coloro che creano la famiglia; e per famiglia intende l’accoppiamento d’un maschio e d’una femmina con la conseguente sfornata di bambini!

articolo su gionata.org

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