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Tutela dell’ambiente

Gli allevamenti di animali destinati all’alimentazione umana, sono responsabili dell’inquinamento di falde acquifere e mari, della deforestazione, dello spreco di risorse territoriali, idriche e alimentari, e contribuiscono in maniera determinante all’effetto serra.

Inquinamento

Ogni animale produce un inquinamento di suolo e acqua pari a 30 volte il suo peso. Il 18% delle emissioni globali di gas serra (più del 14% prodotto dai trasporti) deriva dagli animali allevati (rapporto FAO “Livestock’s long shadow” 2007).

Agli allevamenti è imputato il 65% delle emissioni di ossidi di azoto, il 64% delle emissioni di ammoniaca a livello mondiale, e il 37% del metano, ed essi contribuiscono in maniera determinante alla formazione delle piogge acide

Per produrre 1 kg di carne di manzo si generano 36 kg di gas serra CO2 equivalenti.

A causa degli allevamenti, la temperatura è aumentata di 4° nel corso di un secolo.

Sostituendo 1 kg di carne a settimana con proteine vegetali si risparmiano circa 36 Kg di CO2. In un anno si possono risparmiare dunque ben 1.872 kg di CO2 (sostituendo una lampadina da 60W con una a basso consumo, le emissioni di CO2 risparmiate sono soltanto 26 kg).

Deforestazione

Il 30% delle terre del Pianeta è destinato al pascolo. In Sudamerica il 70% delle terre deforestate è stato trasformato in pascolo. Ogni hamburger comporta la distruzione di 5 mq di foreste: 35 mq per ogni kg di carne.

Secondo il governo brasiliano l’allevamento bovino è responsabile dell’80% della deforestazione della foresta amazzonica, che viene disboscata a un ritmo di 1 ettaro ogni 18 secondi, e del 14% della perdita mondiale delle foreste (rapporto Greenpeace: Amazzonia, che macello! – giugno 2009).

Ogni anno viene disboscata un’area di foresta amazzonica corrispondente al Piemonte (rapporto Geo Amazzonia 2009), mentre in totale sono andati persi finora 621mila kmq di foresta, corrispondenti all’intera Francia (Greenpeace).

Sovra sfruttamento e spreco di terre coltivabili

2/3 delle terre fertili sono destinate alla coltivazione di cereali e legumi per alimentare animali. Il 90% per cento della soia e il 50% dei cereali prodotti nel mondo sono utilizzati per produrre mangimi animali: per 1 kg di carne sono necessari 15 kg di cereali.

Un raccolto destinato all’alimentazione di animali allevati, produce 1/30 delle proteine che fornirebbe se coltivato a soia da destinare direttamente al consumo umano.

Con il raccolto ottenuto da un appezzamento di terra necessario a nutrire una persona onnivora, inoltre, potrebbero essere nutriti 20 vegetariani.

Spreco di risorse idriche

La produzione di 5 kg di carne bovina comporta l’uso di una quantità d’acqua pari al consumo annuo di una famiglia media americana (stime Newsweek).

Una mucca da latte beve circa 200 litri d’acqua al giorno, 50 un bovino da ingrasso, 20 un maiale.

Per produrre 1 kg di carne bovina sono necessari oltre 15.000 litri d’acqua; per 1 kg di carne di maiale 4.800 litri; 3.500 litri per 1 kg di pollo, contro i 1.300 litri per 1 kg di frumento (Barilla center for food nutrition 2009), i circa 1.900 litri per 1 kg di riso, e 2000 litri per 1 kg di soia.

Inoltre l’impronta idrica di una persona (consumo reale e virtuale di acqua) corrisponde a 1.500/2.600 litri per un vegetariano, contro i 3.000/5.000 litri per una persona con una dieta a base di carne.

Tutela della salute

L’alimentazione vegetariana è riconosciuta dalla Scienza Ufficiale come stile alimentare in grado di promuovere un buono stato di salute per ogni fascia di età.

Nei vegetariani l’incidenza delle principali malattie dei paesi industrializzati (malattie cardiovascolari, cancro, obesità e diabete) è molto più bassa rispetto agli onnivori.

Infarto e malattie cardiache

Il 39,40% dei decessi avvenuti in Italia nel 2006 (ultimo aggiornamento Istat disponibile) è dovuto a malattie cardiovascolari.

Nei vegetariani l’incidenza di cardiopatie è inferiore del 24%, rispetto a chi consuma abitualmente carne, mentre nei vegani (che non assumono alimenti di origine animale) è inferiore al 57% (American Dietetic Association “Rapporto sulle diete vegetariane” 2009 – traduzione SSNV).

Ogni 2 minuti in Italia si registra un infarto con esito mortale. Il fattore di rischio d’infarto aumenta del 50% nei consumatori di carne, rispetto a chi non ne consuma.

Il rischio di contrarre patologie coronariche diminuisce del 35% escludendo la carne dalla dieta.

Tumori

Il 30,19% dei decessi avvenuti in Italia nel 2006 (ultimo aggiornamento Istat disponibile) è dovuto a tumori.

I vegetariani hanno il 45% di probabilità in meno di ammalarsi di cancro del sangue e un 12% in meno di ammalarsi di qualsiasi tipo di cancro, rispetto a coloro che seguono una dieta carnivora (British Journal of Cancer 2009).

Il rischio di contrarre tumori all’esofago, al colon, al fegato e al polmone aumenta fino al 60% nei grandi consumatori di carne (US National Cancer Institute, 2007).

Diminuire il consumo di carne potrebbe evitare l’11% dei decessi tra gli uomini e il 16% tra le donne.

Mangiare due porzioni di carne al giorno aumenta del 35% il rischio di cancro all’intestino (UK Medical Research Council/International Agency for Research on Cancer, 2005).

800 gr di legumi, o di cereali non raffinati, patate, verdure varie, al giorno, contribuiscono a prevenire il cancro.

Obesità

I vegetariani presentano un più basso indice di massa corporea (BMI) rispetto a chi segue un’alimentazione con cibi di origine animale, grazie al più elevato consumo di cibi ricchi di fibre e a bassa densità calorica, come frutta e verdura.

L’aumento ponderale nell’arco di 5 anni è risultato essere il più basso tra chi sceglieva di diminuire o eliminare cibi di provenienza animale (American Dietetic Association “Rapporto sulle diete vegetariane” 2009 – traduzione SSNV).

La carne rossa contiene grassi saturi che provocano alti livelli di colesterolo, di cui sono ricchi anche uova e formaggi; per contro è pari a zero il colesterolo presente in cereali, frutta, legumi, semi oleosi.

In Italia il 12,3% dei bambini è obeso, mentre il 23,6% è in sovrappeso: più di 1 bambino su 3, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età (Istituto Superiore di Sanità, Rapporto “Okkio alla salute” 2008).

Un piatto di polpette di carne contiene 486 kcal, mentre un piatto di polpette di soia contiene 169 kcal.

Diabete di tipo 2 (alimentare)

I vegetariani hanno l’80% di rischio in meno di ammalarsi di diabete di tipo 2, o alimentare, rispetto a chi si nutre di alimenti di origine animale.

La  carne contiene molti grassi saturi che provocano insulino-resistenza. Una porzione di carne rossa aumenta del 26% il rischio di diabete alimentare

La riduzione di rischio di diabete 2, favorita da una alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, è pari al 50%.

Tutela degli animali

In Italia ogni anno vengono uccisi 700 milioni di animali terrestri e miliardi di animali acquatici, per il consumo alimentare umano. 17 miliardi solo in Europa e negli Stati Uniti.

Il 99% proviene da allevamenti intensivi.

Se ogni italiano mangiasse vegetariano 1 giorno alla settimana per un anno, risparmieremmo la vita a 12 milioni di animali (esclusi quelli acquatici).

Bovini

Carne

3,8 milioni di bovini sono stati macellati in Italia nel 2008: i vitelli a soli 6 mesi di età.

I bovini da ingrasso sono costretti pressoché all’immobilità: il movimento richiede  energia e ingrasserebbero meno velocemente, con la necessità di maggiore nutrimento per raggiungere il peso di vendita.

Latte

11 milioni di tonnellate di latte prodotte ogni anno, in Italia, da mucche che raggiungono al massimo i 7/8 anni di vita contro i 40 anni che vivrebbero in natura. I vitelli vengono staccati subito dalla mamma e nutriti con preparati in polvere, per evitare che succhino il latte destinato ai consumatori.

Polli, tacchini e galline

Carne

Mezzo miliardo i polli e i tacchini macellati nel 2008 in Italia. I polli vengono allevati in 10-15 per metro quadro, per 30 giorni su 40 della loro breve vita immobili sui loro escrementi.

Uova

330 milioni di pulcini maschi vengono uccisi ogni anno in Italia perché inutili alla produzione di uova. Le galline ovaiole sono allevate in gabbie di 20 centimetri, dove vivono al massimo per 2 anni. Poi diventano carne di seconda scelta.

Pesci e molluschi

80 milioni di tonnellate gli animali acquatici destinati al consumo umano, uccisi per asfissia dopo una muta agonia, il 50% dei quali provenienti dall’acquacoltura.

Aragoste e crostacei, invece, vengono spesso bolliti vivi.

Maiali

13, 6 milioni di maiali macellati ogni anno in Italia, 1000 quelli uccisi in una mattinata.

Le scrofe in allevamento vivono circa 2 anni, contro i 18 che vivrebbero in natura.

La castrazione dei maialini viene effettuata senza anestesia: la maturità sessuale conferisce cattivi odori alle carni.

Agnelli

1 milione e 700 mila gli agnelli macellati nel 2008 in Italia, la maggior parte dopo estenuanti viaggi ammassati su Tir provenienti dall’Est Europa.

Daria Mazzali Redazione Promiseland.it

http://www.promiseland.it/view.php?id=3330

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“Per far produrre latte alla mucca occorre farle partorire un vitellino. La mucca non è una macchina che produce latte senza scopo, ma è un mammifero, e come tutti i mammiferi, esseri umani compresi, produce latte solo quando mette al mondo un figlio, per nutrirlo. E poi non continua certo a produrlo per sempre: dopo un anno, non ha più latte, e per continuare a produrlo deve partorire di nuovo!

Se il vitellino è maschio non potrà vivere come “mucca da latte”, perciò vivrà qualche mese e poi verrà macellato. Anche se è femmina, potrà vivere per prendere il posto della madre, ma solo una seguirà questo destino, le altre andranno al macello coi loro fratelli.

I cuccioli vengono quindi tolti alla madre appena nati, a 1-2 giorni di vita, e la madre continuerà a piangere per mesi chiamandoli, e i piccoli vivranno la loro misera vita per 6 mesi, piangendo e chiamando la madre che non vedranno mai più e poi saranno portati al macello e uccisi.

I bufaletti fanno una fine forse peggiore (o forse no, è difficile scegliere tra due tipi di morte): vengono ammazzati, o lasciati morire, appena nati. I vitellini invece vengono abitualmente mangiati, perciò vivono qualche mese per mettere su carne (6 mesi, di solito).

Non è pensabile che possano essere mantenuti “a sbafo” animali improduttivi (i maschi, e le femmine in più). Anche nei piccoli allevamenti. Significherebbe far crescere i costi in maniera enorme. E se mai gli allevatori e i consumatori diventassero così (e comunque ADESSO non lo sono e quindi ADESSO il latte implica la morte dei vitelli) tanto sensibili al benessere degli animali da consentire agli animali maschi di vivere (ma dove mai li metterebbero? Non c’è spazio abbastanza al mondo)… credete davvero che non sarebbe più probabile che si arrivasse invece a una semplice rinuncia a quella piccolissima quantità di prodotti animali che allevamenti di questo genere consentirebbero di ottenere?

Le mucche stesse, dopo 5-6 anni, vengono portate al macello, ridotte ormai in condizioni così estreme dallo sfruttamento, da non potersi più reggere in piedi da sole.

Non esiste un latte “senza crudeltà”, per produrlo vengono sempre e comunque uccisi e fatti soffrire animali: le mucche e i figli che sono costrette a partorire.
http://www.infolatte.it/

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Reduce da un campo scout sono amareggiata per il troppo spreco in cucina. Credo si sia smarrito il senso di sobrietà e non si abituano i bambini al rispetto del cibo e soprattutto non si aiutano a frenare l’ingordigia.

Come puoi preparare un chilo di pasta per sei bambine e due adulte più cotoletta, insalata, pane e frutta? Non è un tantino troppa la pasta? Ovviamente quasi tutta la pasta è finita nella spazzatura alla faccia della fame nel mondo. E’ necessario anche un secondo piatto? Non bastavano un buon primo e l’insalata?

Quanto latte sprecato la mattina a colazione! Quante volte ho sentito dire: ” ne voglio ancora” per poi essere lasciato nel bicchiere. Tutto questo mi fa rabbia!!

Io sono per la programmazione giornaliera:

– 1 bicchiere di latte e un tot di biscotti  spesa

– 1 tot di pasta e un tot di insalata

– 1 tot di proteine e un tot di insalata

Ovviamente qui sto tralasciando volutamente il fatto che questi bambini abbiano consumato proteine animali 6 volte al giorno. Mi fermo allo spreco.

Mi chiedo come sia possibile perdere il controllo! Ogni pezzo di pane, ogni grammo di pasta che viene buttato è un affronto a quelle persone che non hanno nulla, ma anche un affronto a chi stenta ad arrivare a fine mese. E poi è un costo immane! Giusto un esempio: il prosciutto cotto è stato pagato a 14 euro e più al kg.

Mi chiedo cosa si possa fare per invertire questa rotta, per arginare questo spreco.

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trascrivo un articolo che credo valga la pena leggere:

Non delizie, ma sofferenza e morte di animali, ecco cosa sono davvero latte e latticini.

Riportiamo la traduzione di un recente articolo di Peter Hamilton dell’associazione canadese Lifeforce, sottolineando che tutto quanto descritto per Canada e Stati Uniti vale pari-pari anche per l’Italia e il resto d’Europa.

Il latte non e’ proprio una delizia

L’industria multimilionaria del latte ci racconta che il latte e i latticini fanno molto bene. Non racconta però la condizione in cui gli animali che vengono utilizzati per produrre il latte vengono allevati e come questo sia associato all’insorgere di rischi per la salute umana.

Uno dei principali obiettivi di questa pubblicità sono i ragazzi in età scolastica, attraverso organizzazioni come la “BC Dairy Foundation”. Questa associazione si dedica a diffondere il consumo di latte nello stato della British Columbia, in Canada. Giochi, gare e programmi “salutistici” sono uno strumento di richiamo per ragazzi e insegnanti.

Si inventano prodotti indirizzati ai bambini e confezioni apposite, che sono molto simili a quelle dei pacchetti di sigarette per ragazzi aromatizzate, proposte dall’industria del tabacco.

La pubblicità declama “Ogni goccia una delizia” utilizzando come mascotte una persona travestita da mucca che si chiama “Daisy”. Promuovono i prodotti del latte come provenienti da animali felici che vivono una vita idilliaca. Al pubblico non si mostrano le disumane condizioni di vita cui l’industria del latte sottopone gli animali: non vengono mostrati gli animali stipati nei camion che li trasportano, non si racconta dei maltrattamenti compiuti durante le aste del “bestiame” e la crudeltà dei macelli.

I vitellini sono sottratti alle loro mamme entro due giorni dalla nascita. Sono spesso tenuti singolarmente in recinti e legati con catene al collo per mesi. Una volta ingrassati, la maggior parte dei maschi sono macellati e le femmine sono trasformate in macchine da latte. Le femmine devono partorire un vitello ogni anno per poter produrre latte. La maggior parte di loro sarà confinata in stalle, in cui potranno stare libere o legate, ma avranno poco o nessun accesso al pascolo.

I vitellini maschi sono mandati all’asta per il macello appena dopo la nascita. Altre tipologie di vitellini “da carne” sono spesso isolati e incatenati per 16 settimane. Il caglio usato nella produzione di formaggio è spesso quello estratto dallo stomaco dei vitelli che provengono dall’industria della “carne bianca di vitello”.

Oggi esistono delle leggi anticrudeltà contro il confinamento e l’incatenamento dei cani, allora come mai l’industria del latte puo’ continuare cosi’?

Ci sono 72.000 mucche da latte solo nello stato della British Columbia. Approssimativamente in Canada nascono un milione di vitelli all’anno. C’è una percentuale del 10% di mortalità entro le 24 ore. Sono genericamente registrate come nascite di vitelli già morti. Tolto questo 10%, rimangono moltissimi animali condannati a vivere una vita d’inferno.

Nessuna altra specie se non quella umana beve latte oltre l’infanzia e nessuna altra specie in natura beve il latte di un’altra specie.

I funzionari del Ministero della salute avvertono delle quattro controindicazioni che derivano dall’uso del latte e dei prodotti del latte. (1) Il latte e i formaggi sono pieni di grasso e colesterolo; (2) sono spesso contaminati da pesticidi, diossina e farmaci; (3) sono connessi all’insorgere di obesità, diabete, malattie cardiache e certe tipologie di cancro, tra cui cancro alla prostata e al seno; (4) possono perfino causare l’osteoporosi – proprio la malattia che l’industria del latte ama usare come punto di forza nella vendita e nelle pubblicità – perché l’eccesso di proteine nei prodotti del latte sottrae calcio dalle ossa.

Il defunto dott. Benjamin Spock, la maggior autorità d’America in campo pediatrico, ha preso una chiara posizione contro l’abitudine di nutrire i bambini con il latte di mucca. Ha affermato che può causare anemia, allergie e diabete insulino-dipendente e sul lungo termine mettere le basi per lo sviluppo di malattie cardiache e obesità.

Una mucca da latte perde ogni giorno sangue dalle sue mammelle e usa globuli bianchi morti del suo sangue (cellule somatiche) per produrre il latte. Queste cellule morte sono anche chiamate “pus”. Quando le mucche sono infette da mastite, le mammelle sanguinando scaricano questo pus, con batteri e sangue, nel latte. Un certo livello di sangue e pus è ammesso nei prodotti del latte. Questo livello in Canada è di 500.000 cellule somatiche per ogni millilitro di latte (NdT: in Europa, 400.000).

Ogni goccia di latte non è perciò così “deliziosa”. Il modo in cui gli animali sono allevati rende i prodotti del latte una fonte di vergogna e non certo di orgoglio. Noi di Lifeforce esortiamo tutti a proteggere noi stessi, gli animali e l’ambiente utilizzando prodotti sani senza latte. Questo include il latte di soia, gelato vegan, formaggi di soia e una varietà di prodotti senza carne e ingredienti animali.

Questi prodotti stanno diventando sempre più convenienti e si trovano sempre più facilmente nei negozi. Adottando uno stile di vita vegan si ottiene una vita più salutare e si riduce notevolmente il numero degli animali che subiscono maltrattamenti dall’industria del latte e della carne.

Allora… scegliete di vivere in maniera sana e senza crudeltà!

Per imparare a diventare vegan in modo facile: www.VegFacile.info

Fonte:
Peter Hamilton,
Every drop of milk is not so delicious, 5 giugno 2009

Copyright: Lifeforce/Peter Hamilton.
Si ringrazia l’autore per aver concesso la traduzione e pubblicazione in italiano.
Traduzione a cura di Simona De Nictolis

Tratto da: www.agireora.org

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