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Posts Tagged ‘credenti omosessuali’

Elena, la mia amata compagna, e’ volata via. Sono rimasta sola con il mio dolore, immenso, senza speranza. Elena pero’, con la sua morte ha compiuto un piccolo grande miracolo che voglio, debbo raccontare.
Aveva lasciato la sua amata terra, la Sicilia, per conquistare la libertà di essere se stessa, ma ogni anno desiderava tornare, con me accanto.

http://www.gionata.org/credenti-omosessuali/testimonianze/elena-la-mia-amata-compagna-e-volata-via.html

credo che in questo caso le mie parole siano superflue…

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00.02 letto porte e finestre cominciano a tremare. È arrivato, come sempre, puntuale, ogni anno, ma quest’anno con più intensità. Cinque secondi, cinque lunghi, interminabili, terribili  secondi. Salto giù dal letto, prendo occhiali e cellulare (beni di primissima necessità) e scappo in strada, come tutti. Rimaniamo in strada qualche ora, poi la stanchezza e un pizzico di rassegnazione (arriverà quando dice lui, vince sempre) ci fanno rientrare. Torno a letto, ho tanta paura, lascio una luce accesa…la corrente è intermittente. E di nuovo trema il letto. Stavolta con minore intensità…poi crollo dal sonno, stanca e senza essere riuscita a versare una lacrima…quella
lacrime che forse mi avrebbe aiutata ad elaborare la paura.

07.00 suona la sveglia. Io ho sonno, sono stanca…la notte è stata difficile. Ma devo alzarmi, il mio amore mi aspetta a 150 km di distanza. Allora parto, carica di tanta gioia ma anche di tanta stanchezza.

Pensavo: ‘ Sarà una bella giornata…l’abbraccerò, la terrò stretta e forse riuscirò a far scendere queste lacrime terapeutiche…ne ho bisogno’.  Ma si sa…la vita è, come dire,
SORPRENDENTE.

Arrivo, la vedo, salgo in macchina, panino…e tanta voglia di un bacio. Ma non si può, non è lecito, non ci si può amare. Siamo due donne, non sta bene, è peccato, è scabroso. Quando l’amore  è di contrabbando bisogna sempre vigilare, esser cauti. Lei, la mia lei, la mia dolce lei è la cautela fatta persona, ma oggi ha ceduto, ha perso il controllo. Siamo andate su una spiaggia deserta, lontana da occhi indiscreti per scambiarci un tenero bacio, per sentire la mia pelle vicino alla sua, i nostri odori fondersi. Ma come abbiamo detto, la vita ci sorprende e ci regala cose mai viste e spesso mai chieste.

Mentre ci scambiamo questo bacio, una voce che chiama. Sua sorella ci ha beccate. Io la guardo, lei ci guarda. Io mi sono sentita pietrificata. Ho guardato la mia Vera, avrei voluto esser dentro di lei per capire cosa stesse provando. Ma non si poteva.

Vera: solamente il “nulla” era presente dentro la mia mente insieme a quella voce che mi chiamava per nome.

E ora? Che si fa ora? Sua sorella è sul piede di guerra ( senza averne diritto cazzo…non ne hai il diritto!!). Vera si avvicina. Capiamo che non andrà bene. Lo dirà a casa, ai genitori, ci sta andando.

Vera non la ferma. Lei non si ferma a parlare, a ragionare. Nonostante i suoi abbondanti anni si sta comportando come una ragazzina che fa la spia. Ho ancora il suo
volto davanti agli occhi.

Che fare? Entriamo in macchina, partiamo. Non c’è tempo, siamo stordite. Che fare? Camminiamo, Vera guida…che fare? Che fare?  Di certo non posso dormire a casa loro come avevamo pensato in precedenza. Penso di cercare un B&B ma Vera mi blocca: mi mette sul bus e mi spedisce a casa.

Io non volevo andar via. Volevo rimanere. Non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. Ma sapevo anche che Vera era in tilt più di quanto lo ero io e che aveva bisogno di tempo e di spazio tutto suo per riflettere e capire come e cosa fare.

In genere, anche senza motivo sono apprensiva, figuriamoci in questa situazione. Cosa avrà fatto sua sorella? L’avrà detto veramente? Con quale coraggio? Con quale CORAGGIO?

Io e Vera ci stavamo solo baciando…che diritto si ha di giudicare l’amore?

Decido di fermarmi a metà del cammino, di non rientrare a casa, per essere ‘più vicina’. Chiamo un’amica, mi faccio ospitare.

Chiamo la mia Vera, ha il telefono spento, o non raggiungibile. ‘dove sei amore mio…dove sei’.

Ho paura, ho tanta paura. Trascorre il pomeriggio tra qualche minuto al telefono con Vera e tanta paura. Ad un certo punto Vera dovrà pure rientrare a casa. che fare? Che farà? Cosa succederà?

Come sospettavo i carnefici si trasformano in vittime e,  l’unica persona a cui bisognava chieder scusa, cioè Vera,  si trasforma in peccatrice, incosciente, inaffidabile, ingrata, immatura.

L’unica persona che doveva essere abbracciata ancora più forte …

Ci sarebbe da scrivere un capitolo intero su quello che penso di questa sorella, ma per rispetto di Vera non lo farò, dico solo che avendole prestato un cellulare, ha ben pensato di colpirci fortemente chiedendole di restituirlo. Vera rimane senza cellulare. E io rimango in attesa di lei.

Finalmente intorno alle 21 squilla il mio cellulare. Vera era uscita  e aveva chiesto in prestito il cellulare di un’amica. ‘Ci vediamo domani…se riesco a partire, cercherò di
partire come avevamo deciso’ mi dice.

‘come farò a sapere se verrai? E se non riesci a partire?’. Vado a letto con questo dubbio. Verrà?

E il giorno dopo sono li, alla fermata del bus. Mi sento come un amante che da’ appuntamento alla sua amata e non sa’ se arriverà. Vedo arrivare il bus, cerco tra i posti, mentre lui cerca di parcheggiare. Non la vedo. ‘non è riuscita a partire’ mi dico. Attimo di dolore. Poi la vedo, arriva verso di me, mi da un bacio, l’abbraccio forte…fanculo al mondo intero…io me la tengo stretta.

E ora, mentre vi racconto queste cose, lei è qui, accanto a me, con i suoi dolci occhioni, ed io ogni tanto lascio con una mano la tastiera per accarezzarle il viso.

Stasera rientrerà a casa, e non sappiamo come saranno i giorni a venire. Di certo non sarà facile…di certo ci sarà da lottare…di certo affronteremo tutto insieme…

E poi ci chiedono perché il bisogno del Pride, perché chiediamo diritti e dignità. Ecco perché, perché l’amore non si può giudicare. MAI.

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Dopo aver fatto coming out con mia sorella, le mie amiche mi dicevano: ‘parla con tuo fratello’. A me non passava neanche per l’anticamera del cervello. In fondo io e lui non avevamo mai avuto nulla da spartire. Due estranei nella stessa casa. Un giorno, in uno dei miei tanti viaggi, ero sul treno e non so come sia successo, ma mi sono ritrovata a messaggiare con lui. Tra i tanti discorsi lui mi parlava di donne e del fatto che noi donne siamo ‘strane’. Senza rifletterci su, ad un certo punto, gli ho chiesto: ‘ ma per caso sei gay?’. Lui si è fatto una sonora risata (questo l’ho scoperto dopo) e mi ha detto: ‘no, il fatto che non capisca le donne non vuol dire che sono gay’. Beh, non ha tutti i torti, ma forse in fondo ho fatto a lui la domanda che volevo che mi facesse lui, infatti… ‘e tu?’.

Con le mani tremanti ho risposto: ‘si, sono lesbica’. Ho premuto invio e ho atteso la sua risposta: ‘ti stimo’. Sono rimasta un po’ senza parole e lui ha continuato: ‘ ti ringrazio perchè me l’hai detto…ora capisco tante cose di te…non importa che tu sia innamorata di un uomo o di una donna, quello che importa è che io voglio bene a te e tu vuoi bene a me’.

Non serve aggiungere altro…

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Spesso mi chiedo come mai ho deciso di scrivere di omoaffettivià su questo mio blog. La risposta è semplice: desidero che nessun giovane soffra quello che ho sofferto io. Desidero che nessuno si senta diverso e solo come è capitato a me.

Spero sempre che qualcun* si imbatta ‘per caso’ in questo blog e trovi un angolo di speranza e di quiete. Io mi credevo pazza, immatura, anormale, malata…

No ragazzi, non siamo malati, non siamo anormali. Semplicemente amiamo. A chi mi legge e non sa che fare, a chi sta scoprendo la sua bellezza e il suo essere speciale e allo stesso tempo normale dico: non chiuderti, cerca il confronto…tira fuori quello che senti. Il dialogo è importante, sempre importante.

Oggi, nel 2011, abbiamo internet che è uno strumento grandioso. Vai sul motore di ricerca e scrivi: gruppi omosessuali, associazioni omosessuali, famiglie omosessuali…chiama, scrivi, incontra gente.

Non avere paura! Guardati allo specchio, dritto negli occhi…

Quando l’ho fatto io ho scoperto che ho proprio due profondi occhioni nocciola. Davvero belli.

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Dopo tanto parlare, dopo fiumi di inchiostro e polemiche, la veglia si è svolta nel piazzale antistante la chiesa di Santa Lucia. Il parroco ha aperto il portone, acceso le luci e lasciato chiuso il cancello d’ingresso. Un’immagine forte, significativa.  Non avevo mai partecipato ad una veglia così raccolta e silenziosa. MAI. Eravamo circa 300 persone. Giovani, bambini, famiglie, coppie di anziani con le loro sedie apri e chiudi perché star due ore in piedi stanca. Canti ed esperienze dal mondo hanno fatto da cornice alla Parola…

Io mi sono guardata attorno e ho cercato di scorgere, in un buio illuminato solo dalle candele accese, volti  e storie. Gente comune, gente semplice. Di tanto in tanto sono riuscita a scorgere qualche sguardo o mano sfiorata tra giovani innamorate/i e mi sono commossa.

Qualcuno ha detto che non avrebbe partecipato alla veglia per ‘obbedienza’ al cardinale pur non essendo ben informato sui fatti. Questa cosa mi fa orrore. In cosa ci si discosta dai farisei che mettono al primo posto la prescrizione e non la carità? In fondo io avevo chiamato a raccolta gli amici, avevo detto tra le righe: ‘ho bisogno di voi, della vostra presenza’. Ma queste persone hanno scelto la prescrizione e questo mi fa riflettere molto. Qualcuno mi ha detto: ‘ non vengo perché sarà strumentalizzata politicamente’. Se fosse venuto avrebbe trovato solo persone comuni raccolte in preghiera.

Credo che sia molto facile parlare, giudicare, puntare il dito senza conoscere la storia del cristianesimo, senza aver comparato i documenti della chiesa cattolica con quelli di altre chiese o con quelli di teologi cattolici che la pensano in modo diverso. È semplice non aver idea di quello che dice la storia, la filosofia, la medicina, la biologia, la psicologia, la sociologia dell’argomento e permettersi di dire: ‘ha ragione il cardinale’. Sorella, fratello studia un po’, apri il tuo cuore e la tua mente e solo dopo potremo discutere dell’argomento.

A chi non ha partecipato dico solo che ha perso un’occasione: un’occasione per amare, per accogliere ed essere accolto, per riflettere, per far silenzio, per pregare…

A chi ha partecipato va il mio grazie.

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