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Archive for the ‘Eco&Eco’ Category

L’ho fatto davvero. Ho comprato una bicicletta a pedalata assistita e l’ho chiamata Luisa. Il perchè di questo nome lo scoprirete magari in futuro.

Non è stato semplice. Dentro di me tante sane motivazioni, dal minor impatto ambientale allo scarso impegno economico rispetto ad un’automobile.

Ho scelto di non acquistare un’auto perchè concretamente credo che non mi serva. Vivo in un piccolo centro, dove ci si può spostare anche a piedi e quando devo andare in città prendo i mezzi pubblici. Quando mi serve l’auto, due, tre volte l’anno, la chiedo a mia sorella, a mio padre o semplicemente l’affitto.

Un’auto era proprio un di più. Meglio una bici. Una robusta bicicletta che mi permetta di muovermi velocemente, usando le mie forze e quando non ce la faccio più ( è un paese pieno di salite ) farmi dare un piccolo aiuto dal motore.

La bicicletta ha avuto il suo costo, è stato un investimento per il futuro. Ciò che mi bloccava era : ‘ cosa penserà la gente? ‘ . Qui l’unica persona che ha una bicicletta di questo tipo è una ragazza con un lieve ritardo mentale, una ‘babba’ per capirci.

Qui le ragazze escono sempre tiratissime e in automobile anche per fare venti metri. E io? Io ho fatto un respiro profondo e ho deciso di continuare la mia rivoluzione.

Non basta essere vegan, non basta ridurre i consumi, non basta lavare con acqua bollente e aceto. Serve portare avanti una vera rivoluzione culturale, dentro di me. E quando esco con la mia Luisa, sento che sto costruendo un pezzo di futuro migliore.

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C’è crisi, c’è crisi. Ce l’hanno detto così tante volte che ci stiamo davvero credendo. Ho trascorso giorni in piena ‘depressione’. In crisi. Smarrita. Ho perso un altro lavoro e a fine maggio, se le cose non cambiano, sarò nuovamente disoccupata. Ho speso tutte le energie e i miei risparmi degli ultimi due anni, uniti ai sacrifici di Vera e ora è come se tutto stia per finire. Non è facile pensare che è tutto finito o che può finire davvero e che devo ricominciare tutto da capo. Quando sembrava che stessimo per spiccare il volo insieme, mi ritrovo senza lavoro e salta tutto. Se non cambiano le cose entro qualche mese, dovrò preparare la valigia di cartone e andare alla ricerca di un lavoro.

Quindi dicevo, dopo un paio di giorni di TOTALE smarrimento, mi sono detta: Ehi vita, tu vuoi fregare me?? VUOI FREGARE ME?? guarda che non te lo permetto!!!

Mi sono quindi detta che approfitterò di questi primi giorni ‘vuoti’ di lavoro remunerato, per dedicarmi a:

  • produzione di assorbenti di stoffa (finalmente)
  • produzione di sapone per lavatrice
  • lisciva
  • pulizie straordinarie

Nel frattempo cercherò di trovare una soluzione per questa storia del lavoro. Ah in tutto questo ho comprato dei vasi per piantare la mia prima lattuga. Sperom!!!

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Una mia compagna di scuola diceva sempre:’ Oggi mia mamma cucina le polpette dei poveri…le polpette di pane’.

Io ho sempre adorato le polpette di pane raffermo, come le faceva mia nonna…mmmm che ricordi!! La mia mamma le ha sempre fatte, mettendoci l’uovo… mentre io oggi ho voluto fare un esperimento che condivido con voi. Prima di tutto però voglio ringraziare Camiria che proprio ieri mi ha invitata a ‘sperimentare’.

Ingredienti:

Pane raffermo

Patate

Patè di pomodori secchi

Aglio in polvere

Sale

Semi di lino

Farina integrale

Origano

Lietivo alimentare in scaglie

Dado vegetale autoprodotto 😀

Zucchero di canna

Aceto

E’ semplicissimo: mettere il pane in acqua perchè si ammolli. Nel frattempo sbollentare le patate in acqua col dado vegetale in modo che si insaporiscano. Schiacciarle con uno schiacciapatate, e unirle al pane ammolatto e già strizzato. Aggingere semi di lino, origano, lievito alimentare, sale, aglio in polvere, sale e patè di pomodori secchi piuttosto asciutto (cercate di scolare l’olio il più possibile).

Formare delle palline, passarle nella farina integrale (ma credo vada bene qualsiasi tipo di farina) e friggerle. Quando saranno tutte fritte, preparate l’agrodolce, mettendo in un pentolino aceto e zucchero (io mi regolo ad occhio). Mettete le polpette in un tegame da mettere al forno e mettete alla base questo composto agrodolce. Mettere quindi in forno per un paio di minuti.

Ecco il risultato

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Sono in una fase di autoproduzione ‘spinta’…abbiate pietà e sorbitevi le mie foto!

Ho finalmente deciso di provare a fare il dado granulare. Da tempo desideravo farlo ma dicevo sempre: ‘lo farò domani’. Ecco è arrivato il mio domani ed eccomi qua a raccontarlo!!

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Ecco la base:

prendete cipolle, carote, origano, salvia, prezzemolo, sedano (io ho aggiunto anche dei funghi), lavate bene e tagliate a pezzetti.

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Metteteli in una pentola, metterci del sale (il 35% del peso totale delle verdure)  e lasciate che perdano l’acqua e si asciughino più possibile. Dopo trasferite il tutto in una teglia disponendoli in modo che possano asciugare bene.

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Io ho messo ad asciugare nel forno della stufa a legna, lasciando però lo sportello aperto.

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Quando tutto sarà ben asciutto, basta solo frullare e conservare.

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Sono fiera di me…che ve lo dico a fare!!!

Poi sono anche nella fase ‘germogli’. Finalmente sto riuscendo a far germogliare sti piccolini!!! Sto usando due metodi diversi: il barattolo di vetro e una fustella di plastica (quella della ricotta per intenderci). Li curo, li metto alla luce, li bagno…quasi quasi mi pare male mangiarli 🙂

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Ho fatto anche il sapone per la lavatrice in scaglie…ma ve ne parlo la prossima volta!!

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Ero certa d’aver scritto un post ieri…certissima, ma oggi non c’è. Visto però che era interessante, eccomi qua  a scriverlo di nuovo.

L’altra notte non riuscivo a dormire. In questi casi, si sa, la mente lavora. Allora mi sono chiesta com’era possibile risparmiare l’acqua che ogni giorno ‘tiriamo’ nello sciacquone. Calcoliamo che ne mandiamo giù 10 litri per ogni scarico. 10 litri non so se rendo l’idea. Ciascuno di noi va in bagno ALMENO 5 volte al giorno…quindi possiamo fare due conti senza problemi.

Ho visto su internet che ci sono due rimedi:

1) mettere nella cassetta una bottiglia di un litro piena e col tappo, in modo da poterne fare riempire solo una parte e quindi 9 litri.

2) acquistare un kit che ti permette di fare arrivare l’acqua del lavello direttamente nella cassetta.

Riguardo il primo rimedio direi che 9 litri d’acqua sono sempre troppi. Se pensiamo ai grandi numeri, un litro d’acqua risparmiato per volta sono tanti, ma per me restano sempre troppo pochi.

L’idea del kit non mi convince molto perchè, non so voi, ma io ho il wc e quindi la cassetta, li ho lontani dal lavabo.

Allora che fare? Pensa che ti ripensa ho trovato le mie soluzioni. Ripeto: le MIE.

1) Riempire delle bottiglie da un litro di acqua (meglio se piovana così è gratis) e tenerle in bagno, ben nascoste da fidanzate e ospiti 🙂 . A cosa serviranno? Quando si fa pipì invece di mandar giù 10 litri (o 9) di acqua, ne mandi giù un litro, due al massimo. Insomma la pipì per andar via non ha bisogno di 10 litri d’acqua!

2) Mettere nel lavabo una vaschetta (o bacinella che dir si voglia) che raccolga l’acqua che usiamo per lavarci le mani. Non so quante volte vi lavate voi le mani, io molte e quindi posso usare quell’acqua per lo scarico.

A volte Vera dice che sono fantastica…come darle torto *_*

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sorpresa!

In balcone ho un vaso con dentro solo della terra. Non so perchè, ma non ci avevo piantato nulla però ogni giorno ci mettevo l’acqua. Ho visto che spuntava una piantina spontanea, mia nonna mi ha detto: ‘toglila via, è solo erbaccia’.

Erbaccia, che brutto termine! L’ho lasciata, pensando che tutti hanno diritto ad un po’ di sole. Oggi sorpresa: mi ha regalato un fiore!! Evidentemente non era ‘solo’ erbaccia!

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M. è un bambino di 9 anni. Biondo, occhi azzurri. Nove anni ma dal fisico sembra ne abbia almeno 11. M. ha un ritardo mentale profondo. Non parla, non sta in piedi, porta il pannolino, gattona alla velocità della luce. Non parla, non ha alcun tipo di autonomia, ma con i suoi occhi ti apre al suo mondo. Ho trascorso con lui un intero pomeriggio. Giocava, ma aveva sempre quel viso serio, sembrava non vivesse alcuna emozione. Poi mi sono seduta a terra a giocare con lui. Lui, come un bambino si è seduto in braccio a me e ho iniziato a cantare ‘il coccodrillo come fa’…ad un certo punto, come un lampo, un gran sorriso e un battito di mani.

Grazie M.!!

Dopo i primi due esperimenti non avevo più preparato la ricotta di soia. L’altro ieri mi sono detta: ‘ Perchè no?’. Più si sperimenta e meglio vengono le cose. Si acquisisce competenza, si imparano i tempi. Sempre con il solito procedimento , ma con una variante: il tempo di riposo che permette di cagliare. Ho lasciato riposare in pentola per più di mezz’ora, e appena alzato il coperchio mi rendo conto che la scelta di temporeggiare era azzeccata. Ho tirato fuori tutti i fiocchi, ho aggiunto un altro cucchiaio di aceto di mele e ho rimesso sul fuoco. Stesso procedimento. Risultato? Due ricottine da 100 grammi cad. La prossima volta lascerò per un’ora e vediamo che succede.

 

Dopo aver seguito la puntata di Geo& dove Grazia Cacciola parla di come piantare le patate nel sacco di iuta, ho voluto provare. Mi sono armata di volontà e dell’occorrente e ho messo le mie patate germogliate sotto terra. Mettevo l’acqua con lo spruzzino, come suggerisce Grazia e aspettavo. Stavo sempre li a guardare. Sembrava non essere andato in porto questo primo esperimento fin quando un giorno mi sono spazientita e ho iniziato a mettere acqua con una bottiglia, mettendone evidentemente più di quella che mettevo con lo spruzzino. Un bel giorno…vedo spuntare le prime foglie!!!

Ogni mattina e ogni sera vado a controllare che le mie piccole stiano bene…magari non produrrò tante patate, ma questa è già una conquista per me.

E ora vi mostro due vasetti:

Un giorno chiesi a nonna come si faceva a piantare il rosmarino. Mi diede due rametti e disse: mettili nella terra e poi le annaffi. Fedele alle parole di nonna ho eseguito…ma quei due rametti si sono appassiti. Li guardavo afflitta e mi chiedevo dove avessi sbagliato. Anche qui una mattina guardo il vaso e vedo che quei due rami secchi stavano portando delle novità!!! Avevo quindi questo bel vasetto di rosmarino quando mi accorgo che sta spuntando altro senza che io l’avessi piantato: questo splendido fiore di cui ignoro il nome, del basilico e quella piantina viola (anche qui sconosco il nome). Magari non sarà bellissimo da vedere questo vaso ma io sono davvero felice!

Ed ecco qui il mio basilico, assieme ad un’erba non meglio identificata. Nonna l’ha classificata semplicemente ‘erbaccia da strappare’, ma a me piace e non da fastidio a nessuno 🙂

Per finire…vi faccio vedere cosa si vede da un angolo del mio balcone. Passo e chiudo

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