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Archive for 1 settembre 2009

L’alfabeto dell’educatore

A = appuntamenti. É Dio che li fissa con i ragazzi, noi siamo i suoi segretari. Li incontrerà quando Lui deciderà, a noi creare il luogo ed il clima ove questo avviene.
B = bravo. Stai attento a non accreditare te stesso screditando gli altri. Non è dal numero di complimenti che ricevi che ti valuto ma da quelli che ricevono i tuoi ragazzi e coloro che collaborano con te.
C = chiamata. Se il Signore ti ha chiamato ad educare è segno che non ti manca nulla per poterlo fare in chi sei od in chi puoi diventare. Farai bene e ti farà bene.
D = domande. Stimola ad avere le domande fondamentali della vita più che avere sempre delle risposte in tasca .
E = e. É la vocale dell’educatore. E ossia con, insieme.
F = fede. Il Signore ti chiede d’essere credibile prima di dichiararti credente. Cercando te i giovani cercano Cristo, se tu li deludi saranno delusi di Lui!
G = gelosia. La gelosia è la sorella dell’amore, come il diavolo quello degli angeli. Vuoi sapere se il tuo amore è bello e degno? Guarda se ti solleva al di sopra di te stesso.
I = insidia. Una delle tante insidie dell’infanzia è che non è necessario capire per soffrire. Rispetta ed ama chi ti è affidato anche e soprattutto quando pensi che lui non capisca che il tuo sguardo ed il tuo cuore sono rivolti altrove.
L = loro. I ragazzi ti guardano. Si è buoni educatori quando i ragazzi non vedono l’ora di essere come te per trasmettere ad altri quanto hanno ricevuto.
M = mute. Sono le domande che i ragazzi più difficili fanno senza parlare. Chiediti sempre quali domande mute ci sono dietro quelle urlate.
N = no. Nessuno è arrivato, si diventa. L’educatore è un ragazzo non rassegnato, un perenne “analfabeta” che non si stanca di cercare ed imparare.
O = orizzonte. Dilata quelli ristretti, rendi reali quelli immaginari, sostieni quelli che dicono “non ce la faccio”, insegna il valore di ogni atto e decisione, soprattutto quelli che sono per sempre.
P = parte. Ne esiste soltanto una: quella di Dio. Sii sempre dalla sua e di capire sempre da che parte sta prima di schierarti.
Q = qui. Esserci è la base di tutto: quando non se ne ha voglia, quando non si è capaci, quando ci si sente inadeguati. Ci saranno così anche loro proprio in queste situazione in cui avranno più bisogno di te!

R = recinto. Le persone muoiono se vengono recintate nei loro difetti, errori e fallimenti ed è un modo vile per difendersi da loro e non sporcarsi le mani.
S= stile. Non deve venire da altri contesti – scuola, caserma, spogliatoio – ma dal vangelo. I ragazzi ed i bambini ci sono affidati perché sul campanile c’è una croce, che i genitori lo abbiano chiaro in mente oppure no.
T = tutto. Non scegliere, dona tutto, trasmetti tutto anche ciò che non capisci ma che la Chiesa ti ha affidato da donare.
U = unità. Se uno ha in mente l’unità non si presenta all’altro come dominatore, ma come uno che è disposto a cedere, perché se non si cede è impossibile l’unità. Per amare bisogna essere uno nel molteplice. Dio può volere delle separazioni ma non vuole mai delle divisioni.
V = vocazione. É il Signore che ha chiamato questi ragazzi e questi bambini e quindi essi non ti appartengono, non sono tuoi: devi desiderare e cercare solo il loro bene.
Z = zitto/a. Attento/a a non pronunciare parole vuote a cui, per orgoglio, comincerai a credere anche tu sino a farle credere anche agli altri come vere.
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